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Torna il sorriso in casa Trenkwalder, che dopo più di tre mesi ha riabbracciato ieri Alvin Young. «E’ stata una lunga estate, ma ora sono felice di essere di nuovo a Reggio – afferma la stella americana – quando sono tornato mi ero prefissato un compito: riportare questa squadra in serie A. Quest’anno abbiamo le carte in regola per riuscirci». E se lo dice il capitano c’è da fidarsi.
Parole decise, che lasciano trapelare una grande fiducia nelle potenzialità della squadra. Eppure, nonostante l’apparenza sorridente, il numero 13 biancorosso di solito non si lascia andare a facili proclami: quando dice qualcosa significa che ne è convinto. E’ uno Young che come al solito non ha passato l’estate con le mani in mano: in America, oltre a curare i propri interessi economici, ha continuato ad assaggiare i campi da basket dimostrando di avere ancora la stessa voglia di un ragazzo, nonostante ormai le primavere siano quasi 32. Sì, perchè New York è la terra del playground, il campetto delle nostre parti, dove ogni estate si raduna il popolo degli amanti della palla a spicchi, dai ragazzi del quartiere fino alle stelle Nba: un bello stimolo quello di confrontarsi con i migliori giocatori del pianeta, e una bella notizia per i biancorossi sapere che la propria stella ha passato l’estate in mezzo a questi campioni.
Young, come torna a Reggio dopo un’altra estate passata sui campi da basket?
«Sto bene – esordisce la guardia di Long Island – è stata una lunga estate, e spero di essere tornato nelle migliori condizioni. Ho giocato un po’ qua e là. In particolare ho partecipato ad un torneo che si è svolto allo Hweet College di New York. Era un torneo di Pro A League, a cui partecipavano tanti giocatori ed ex giocatori: durante il torneo ho affrontato gente come Allan Huston (grandissima guardia tiratrice quando militava nei Knicks, ndc), Al Harrington di Golden State, e tanti altri».
Era la prima volta che li affrontava? Com’è stato?
«Bello. Huston ormai non si muove più molto, ma tira sempre in maniera incredibile. Harrington lo conoscevo già dai tempi del college, abbiamo fatto qualche camp assieme».
Tornando al di qua dell’oceano, come affronterà questa nuova stagione?
«Sono molto eccitato per questa nuova avventura. Ho grande fiducia nella società e nel coach, e so che si sono mossi benissimo sul mercato ed hanno messo assieme una rosa di giocatori davvero competitiva per il campionato. Conosco gran parte dei ragazzi, li rispetto tutti e so che sul campo sanno farsi valere. Se riusciremo a fare le cose giuste avremo delle buone possibilità di vincere molto».
Questa sua permanenza a Reggio è stata difficile?
«No, non è stata troppo dura. Se me ne fossi andato avrei lasciato un lavoro non finito: quando sono tornato mi ero prefissato l’obiettivo di riportare questa squadra in serie A. Lo scorso anno ci siamo andati vicini, ma non ce l’abbiamo fatta, quest’anno ci riproveremo».
Sarà ancora lei a vestire la fascia di capitano?
«Beh, non lo so, speriamo. Quest’anno ci sono tanti giocatori con l’esperienza e le qualità giuste per essere dei leader. Penso ad Heinrich o a Carra ad esempio. Chris è un bell’elemento, e sono proprio felice di non doverlo affrontare da avversario, in mezzo all’area è una sicurezza».
L’altro americano Smith invece è ancora poco conosciuto dalle nostre parti: che giocatore è?
«Ho giocato contro di lui in Israele, ma lo conoscevo già da prima, dai tempi della Abl e della Cbl (leghe minori americane, ndc). E’ un giocatore che rispetto molto, è intelligente, può ricoprire più ruoli, è un buon difensore, un grande uomo squadra. Sul campo sono sicuro che sarà utilissimo, ma anche fuori, perchè è un bravo ragazzo e una bella persona».
In estate si è parlato molto dell’abbondante, forse eccessivo numero di esterni in rosa. Pensa che potrebbe rivelarsi un problema?
«Sono tutti giocatori capaci, che hanno giocato e che potrebbero tranquillamente giocare in serie A. Sono giocatori che rispetto, so che hanno grandi doti e che possono ricoprire con competenza il loro ruolo in campo. Quindi non avrei problemi se dovessero ridursi i miei minuti, e lo stesso credo valga per gli altri. In questo modo in campo avremo più minuti di qualità».
Carra e Masoni sono giocatori che ha visto crescere sul campo: che effetto fa averli ora come compagni di squadra?
«E’ molto bello, perchè fa capire che questa società sa come far fruttare i propri talenti. Anche per noi giocatori è positivo, perchè ci sentiamo parte di questa loro crescita. Masoni in particolare me lo ricordo quando era ancora uno juniores, adesso invece è cresciuto moltissimo ed è diventato un giocatore completo».
Insomma, ha un’opinione molto alta dei suoi compagni: pensa che la squadra possa disputare una stagione da protagonista in questa Legadue?
«Beh, non voglio assolutamente sottovalutare le altre squadre, ma con la rosa che abbiamo a disposizione quest’anno possiamo sicuramente fare grandi cose».
La serie A quindi è l’obiettivo. Ma una volta fatta tornare Reggio in serie A non se ne vorrà andare di nuovo?
«Non lo so – ride- ogni volta che provo a lasciare Reggio finisco sempre per tornare. E’ un bel posto in cui tornare. Comunque in America sto facendo degli investimenti, che impiegheranno una decina d’anni per dare dei frutti, quindi prima di appendere le scarpe al chiodo e godermi la vita mi restano altri dieci anni da giocare. Siete pronti ad avermi intorno per un’altra decina d’anni?»
«Cosa avete da preoccuparvi? – conclude Young con la solita verve – se Shawn Kemp è venuto a giocare a Montegranaro a trentotto anni e con tanti problemi fisici, posso giocare tranquillamente fino ai quaranta».
Positivo, energico e con lo stesso entusiasmo. Buon per Reggio e per il basket italiano in generale poter riabbracciare Alvin Young ancora per una stagione nella speranza che possa ancora una volta far la differenza.
Con l’arrivo di Young in via Guasco si attende ormai solo il ritorno di Luca Infante, tuttora impegnato con la nazionale maggiore a sudarsi una complicatissima, anche più del dovuto, qualificazione ai prossimi campionati europei. Impegno che per la verità sta dando poche soddisfazioni sia ai colori azzurri, che hanno iniziato con due sconfitte, che al lungo di Nocera, utilizzato molto poco da Recalcati. Il suo rientro è previsto per metà settembre, a meno che il ct azzurro non decida di avvalersi ancora delle sue prestazioni. Una bella scocciatura per Marcelletti, che intanto può consolarsi con il rientro di Young e con la consapevolezza di avere tra le mani una delle formazioni migliori del campionato.

Categoria: Calcio
 

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