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Le schematizzazioni probabilmente non fotografano bene la realtà in casa Trenkwalder, ma l’immagine del Giano bifronte (squadra bella e spettacolare in casa; brutta e irriconoscibile lontano dal Palabigi) esce confermata dalla trasferta di domenica a Frosinone, dove una Prima Veroli tosta e ruvidissima ha strappato di mano due punti che i biancorossi di Marcelletti sembravano avere ipotecato, fino a quando, di colpo, l’istinto del killer è svanito.
Le attenuanti ci sono, ed anche consistenti, a cominciare dal fatto che la Trenkwalder, in gran parte rinnovata rispetto a un anno fa, è ancora in fase di rodaggio, dopo gli infortuni che nel precampionato hanno limitato soprattutto il reparto esterni. Ma anche la seconda trasferta stagionale ha mostrato i limiti attuali del gruppo reggiano, forse più psicologici che tecnici.
L’ILLUSIONE. A Frosinone la Trenkwalder ha illuso: non si è scomposta di fronte alla partenza lanciata degli avversari; in breve ha preso in mano le redini del match, soffrendo il grande atletismo di Hines sotto canestro, ma trovando in Young il faro capace di fungere da punto di riferimento per il resto della truppa di gregari. Il gioco ha retto bene fino all’inizio del 2º quarto, quando il +9 reggiano (16-25) sembrava il prologo di un match tutt’altro che facile, ma comunque impostato nel modo giusto per la Trenk. A quel punto è decollato Nissim, mentre Reggio ha cominciato a vacillare, quasi avesse paura di vincere.
Dopo l’intervallo la difesa a zona disposta da Trinchieri ha segnato il match. Senza Maestrello, uscito per infortunio, e con Carra stranamente incapace di centrare il canestro, la Prima Veroli ha continuato a difendersi bene. Una squadra, quella laziale, priva del play titolare Robinson, al quale è stata diagnosticata una frattura allo scafoide. Il club laziale tornerà sul mercato per ingaggiare un altro extracomunitario, e a quel punto potrebbe diventare la rivelazione del torneo, considerando la solidità di tutti i reparti e l’esperienza data da veterani come Mian e Gatto.
La Trenkwalder, spinta da Young, è rimasta in partita fino all’inizio dell’ultima frazione. A quel punto il clima torrido del palasport di Frosinone ha esaltato Nissim e Gatto, che hanno chiuso il match.
IL BLOCCO PSICOLOGICO. Il giorno dopo, restano cifre e impressioni sconfortanti, in casa Trenkwalder. Dopo due gare casalinghe vinte alla grande, e due esterne perse meritatamente, i biancorossi si ritrovano con una media di appena 67 punti incassati in via Guasco e ben 86.5 lontano dal Palabigi. Da qui la sensazione che la squadra biancorossa possa subire una pressione psicologica derivante dalle gare esterne molto più rilevante di quanto si poteva immaginare, alla vigilia del campionato, scorrendo il roster a disposizione di Marcelletti, fatto anche di giovani, ma soprattutto di gente mediamente navigata.
IL LATO B. Detto del problema «psicologico», l’elenco dei singoli problemi è fin troppo ovvio: la difesa fortissima in casa che diventa irriconoscibile in trasferta (clamoroso il «lato B» di Heinrich, sette giorni prima killer della Vanoli Soresina); il tiro dalla distanza (idem per Carra); l’incapacità ad adattarsi in corsa ai cambiamenti tattici degli avversari. E’ probabile che sia solo una questione di tempo: una volta completato il rodaggio, la Trenk saprà trovare quella continuità di rendimento che finora le è mancata, dimenticando la paura di vincere e trovando consapevolezza nei propri mezzi, come ha chiesto Young al resto della squadra già al termine del match di Frosinone.
Nel frattempo, Jesi e Varese hanno già scavato un piccolo solco in classifica. Alle loro spalle, tutte le altre squadre sono raggruppate in appena 2 punti. Per fortuna il campionato è ancora lunghissimo: nulla è compromesso.

Categoria: Basket
 

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