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è appena finito il pranzo al Golf Hotel, immerso nel verde delle vallate trentine, pochi contatti con l’esterno, dove pure i rumori del piccolo centro non si fanno sentire. A giudicare dalle facce però, il massacro della preparazione non va poi così male, c’è la piscina e anche lettini e ombrelloni, insomma le facce, qui, sono belle distese, in attesa del primo test «agonistico» oggi alle 18 contro la Roma di Repesa (a porte chiuse).
Prima dell’allenamento la squadra corre a riposare, mentre l’accoppiata Sakota-Savic ottimizza i tempi unendo la pausa caffè a una chiacchierata informale. È forse la prima vera «uscita» di Savic, che — dopo la sua presentazione ufficiale più rigida e controllata — parla a tutto tondo della squadra finalmente al completo, concede le sue prime impressioni, e mostra un’inaspettata scioltezza nel parlare anche di Sabatini, dopo il silenzio societario che accompagnò la sparata bianconera. «Noi abbiamo due filosofie diverse — dice con estrema pacatezza — non ci piace lo stile Hollywoodiano, e pensiamo a comportarci correttamente. Lo facciamo da sempre, ad esempio non abbiamo mai detto una parola quando la Virtus retrocesse in A2. Non ci teniamo ad entrare in queste guerre: il nostro Gordon costa tre volte meno di Koponen. E questo non significa che le due squadre non siano entrambe competitive, ma fare simili battibecchi sul giornale non aiuta».
D’altronde, gli obiettivi del gm sono chiari. «Se devo conformarmi al settimo posto significherebbe che siamo migliorati ma io non ci sto, perché vogliamo arrivare nei playoff e fare parte dell’Eurolega ». Parla così, perché l’aria, non solo quella montanara, è buona. «Sono soddisfatto delle operazioni svolte, abbiamo aspettato anche che i prezzi s’abbassassero. Thomas? Lavoriamo per un prestito in Europa e non ci dovrebbero essere problemi. Mentre con Drucker non c’è alcuna situazione in atto, non è nell’interesse di nessuno andare in una squadra dove non ti vogliono». Ascoltandolo, la filosofia sembra essere quella dell’affidarsi, e del fidarsi, dei giocatori, sfruttando la sostanza della squadra. «Ogni anno è sempre una scommessa con tutti i giocatori, soprattutto se non hai il budget del Cska. Il dubbio che ti manchino due o tre elementi ce l’hai sempre, ma è normale. Se vuoi andare sul sicuro prendi giocatori che hanno già esperienza in Italia, ma noi abbiamo puntato altrove e sappiamo che c’aspettano tre mesi iniziali non facili».
Il sogno, è semplice. «Vorrei avere un gruppo che funziona bene, poi se il singolo gioca meglio o peggio rispetto alle aspettative fa niente». In lizza, per l’obiettivo Eurolega, non saranno in pochi club. «Almeno dieci, come Treviso, Roma, Milano, Virtus. Le favorite in campionato? Siena sicuro, Roma, Virtus. Penso sarà una stagione più bella da vedere rispetto al passato». E a chi s’accontenta fin da ora della suo ritorno in Fortitudo, etichettandolo come «il vero colpo di mercato», lui risponde: «Non mi considero tale, lavoro per gli obiettivi del presidente: ieri è stato Seragnoli, oggi è Sacrati che reputo una persona ragionevole. E amo lasciare i riflettori al coach e ai giocatori. Proclami? Meglio non farne, mica detto che spendendo di più si vince tutto».
E poi, la stoccata finale, da uno che in Spagna c’è stato. «In Italia siamo in ritardo di quattor o cinque anni rispetto alla Spagna, anche come regole: qui un giocatore straniero non può giocare nelle giovanili. E questo si paga negli investimenti. Il giocatore italiano migliora se ha degli stranieri bravi e competitivi che lo affiancano, per questo cerchiamo di seguire tanti giovani anche all’estero, monitorarli e farli allenare con la prima squadra per farli crescere ». Il futuro della Fortitudo è già in cantiere.

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