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Impossibile trovare un virtussino senza pelle d’oca, passaggiando per la lussuosa galleria eretta in due mesi da Claudio Sabatini nella nuova bomboniera di Casalecchio. Accorsi in tanti, preceduti dalle leggende, alla fine si sono trovati in centinaia per il taglio della torta e l’inaugurazione del museo della Virtus, un cameo unico a Bologna e, nel basket, anche in Italia. Sono arrivati tutti: Ettore Messina e Giacomo Venturi, Dan Peterson e Maurizio Cevenini, Sasha Danilovic e Renato Rizzoli, Alberto Bucci e Maurizio Zamboni, Alessandro Abbio e Nicoletta Mantovani. E la Virtus d’oggi, al gran completo, mescolata con tante altre glorie giunte alla spicciolata per il vernissage.
«Abbiamo fatto in due mesi quel che si fa in un anno, non è ancora completo ma entro metà ottobre sarà tutto a posto » annuncia tronfio Sabatini, alzando il velo sul bon bon. Schermi ovunque, dvd d’ogni vittoria recente o passata, foto, gigantografie, coppe (ancora da inserire), cimeli, percorsi storici a tema, le mattonelle dell’antica Sala Borsa, la scarpa numero 52 e mezzo di Chiacig, le braccia dipinte di Ford, la sagoma di Boykins, alcuni pseudo Ipod touch screen per costruirsi il proprio «museo» dal vivo, 30 telecamere che trasmettono in tutta l’arena quel che succede durante le partite (backstage dello spogliatoio compreso), il calco delle mani dei campioni e l’immancabile freddura di Sabatini: «Quando abbiamo tolto il cubo luminoso pensavo di trovarci ancora un angelo abbandonato lì», riferimento chiaro a una coreografia biancoblù mai andata in scena, nel ’98: questo e molto altro è stata l’inaugurazione del museo virtussino.
«Un giorno tornerò con i miei figli e dirò loro che qui è dove ha giocato il loro papà. La Virtus si merita tutto questo, il palazzo è stupendo e mi ha fatto un bellissimo effetto vedere tutte le foto storiche di questa società da cui sono passati tanti campioni. La foto di Chicco Ravaglia è quella che mi ha toccato di più, lo porto sempre nel cuore con grande affetto». Così parlò Danilovic. Il suo arrivo quasi a sorpresa è stata la grande attrazione, assieme ai volti mitici che costellavano il serpentone luminoso sorto sul lato est della Futurshow Station. All’interno è ormai tutto apparecchiato: effetto cromatico rigorosamente bianconero per scale e seggiolini, sei maxischermi, parquet nuovo ed elegantissimo, in legno chiaro con una «V» in «riflesso » e aree pitturate di nero. In mezza estate, la Virtus ha la sua casa, pulsante ora della storia trasudata da oltre 1.200 immagini e centinaia di clip e partite riprodotte negli schermi al plasma. S’entra su un sentiero fatto di video «sottovetro», camminando sulla storia. È un cinema. «M’hanno detto che sono hollywodiano, ma ormai è Hollywood che copia da Casalecchio». Chi l’ha detto? Sabatini, of course.

Categoria: Calcio
 

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