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Poco più di due settimane, e sarà pallacanestro vera. Sarà Legadue, per l’ottava stagione consecutiva (solo Rimini è stata sempre presente, da quando nel 2001-2002 la A2 cambiò denominazione), la terza del progetto “entusiasmo” di casa Crabs.
Tanti, i protagonisti passati di qua e poi volati via. Ce ne sono alcuni che rimangono, e incarnano perfettamente lo spirito biancorosso. Migliorare, possibilmente divertendo. E divertendosi. Tenta continuamente di farlo Mauro Pinton, 25 anni, alla terza stagione alla corte del Basket Rimini. Anche se su di lui aleggia l’eterno dubbio. Play o guardia? Finalizzatore o costruttore?
“Tutti e due – se la ride Maurino – nel senso che i tre anni passati qui mi hanno un po’ cambiato. Prima di arrivare a Rimini ero un play puro, mi ero sempre allenato per fare il regista. Con Ticchi, però, sono stato impiegato sia da play che da guardia, anche perché il triangolo prevede due, se non tre, portatori possibili di palla. Adesso dipende: con Scarone è più probabile che io porti la palla, con Phil Goss invece agisco ai lati, a lui piace avere in mano il gioco”.
Eccolo la, il famigerato triangolo. Giampiero Ticchi lo re-inserì nel basket professionistico all’alba del suo ritorno in Romagna, Massimo Galli lo porta avanti perfezionando timing e posizioni sul parquet prima dell’esordio ufficiale.
“Io lo so a memoria, ormai – sospira Pinton – e infatti quando capita di sbagliare qualcosa mi cascano le braccia, visto che dopo 2 anni dovremmo applicarlo alla perfezione. Il problema è che, quando inserisci giocatori nuovi, è un po’ come suonare la stessa musica ma con una band diversa. Ad inizio preparazione Galli ci ha lasciato liberi, spiegando gli schemi agli americani e ai nuovi arrivati ma senza full immersion, come invece aveva fatto Giampiero l’anno scorso. Ora invece ci stiamo dando dentro di brutto, e anche Massimo comincia ad urlare…”
Tante differenze, tra il gruppo di Rashad Bell e Omar Thomas e quello di Phil Goss e Chris McCray. Un salto nel passato, forse.
“Si, questa squadra assomiglia di più a quella di due anni fa, quella di Pickett e Demian Filloy per intenderci. Siamo fatti per correre, non c’è dubbio, visto che i due Usa amano partire in contropiede. De Pol, poi, è perfetto per il triangolo, così come è un mago del pick & roll: i suoi blocchi creano vantaggio sia per lui che per l’attaccante che lo riceve, e in questo senso Galli ha impostato un nuovo gioco basato sul pick & roll centrale”.
Molto bene nelle prime uscite (vittorie con Ferrara, Forlì, Imola), un brusco calo nel quadrangolare di Castel San Pietro (ko con Pistoia, vittoria risicata con Imola), e una passeggiata di salute in quel di Castelnovo di Sotto, giusto l’altro ieri. Domani, al Flaminio (dalle 18), arrivano i Tnt Manila, campioni delle Filippine.
“La bastonata con Pistoia ci ha fatto bene – è convinto Mauro – perché così tutti noi, americani in primis, ci siamo messi in testa che la strada da fare è lunga e difficile. Deboli sotto canestro? L’ideale è correre ed aggredire, compensare il divario di fisicità con l’intensità di gioco. Solo così potremo dire la nostra in un campionato difficilissimo, ogni anno sempre più competitivo. Ci mettono in terza fascia, meglio così. A fari spenti ci si fa notare di meno, ma sono convinto che in molti si ricrederanno sul nostro conto”.

Categoria: Calcio
 

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