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Sarebbe pronto a scendere in campo oltrepassando la linea che lo delimita davanti alla sua panchina, Cesare Pancotto, tanta è la voglia di trasferire alla Fortitudo quell’energia di cui ora c’è più bisogno e trasformarla in forza mentale e fiducia in se stessa. Proprio per questo, non trascura alcun dettaglio nell’unico giorno disponibile per preparare la sfida di stasera, la prima in Eurocup in biancoblù per lui, né accetta che ci si fermi senza invece andare avanti con ancora più determinazione per superare le difficoltà del momento: “Ho rivisto la partita, la prima cosa che mi sono segnato è che dobbiamo colmare delle lacune. A cominciare dal lato psicologico, sono convinto che quando si fanno le cose con convinzione si riesce meglio, anche dal punto di vista tecnico. Di positivo dico che, se il primo tempo è stato inguardabile, il secondo è stato almeno decente: il nostro obiettivo ora diventa di riuscire a giocare due tempi di livello uguale. Inoltre, alla squadra dirò: accettiamoci per quelli che siamo, superando la frustrazione dei risultati negativi ottenuti finora, in contrasto con gli obiettivi iniziali. Accettarci è il primo passo per poterci concentrare sul giocare bene, quegli obiettivi dovranno essere l’effetto di tutto il lavoro che faremo da qui in avanti, superando le cause che finora hanno prodotto brutti risultati e critiche giuste”. Le critiche rischiano di riversare ancora più pressione… “Vorrei che questo brutto momento, scaturito appunto in critiche quasi doverose, anziché diventare una pressione ulteriore si tramutasse in energia positiva: Bologna vive di pressione, ti si richiede sempre il massimo, bisogna riuscire a vivere ciò come energia superiore, sapendo che la città non ti lascerà mai da solo nel bene e nel male. Il resto, va fatto tutti insieme: è solo così che possiamo uscirne, non singolarmente, voglio sconfiggere i discorsi sul talento individuale, conta che giochi la squadra, e che riesca ad avere nel proprio istinto le cose giuste, perché il pensiero blocca l’azione”. Stasera in campo, 48 ore dopo. “Cercheremo di dare senso a quello in cui crediamo, applicando le cose semplici. Nel basket a volte il lavoro non si vede, ma se si continua con convinzione alla fine l’obiettivo arriva. Dobbiamo sentire di essere già partiti nella direzione che vogliamo prendere, con l’obiettivo di giocare bene e riconquistare la fiducia dei nostri tifosi. Come? Buttandoci sul parquet e sputando sangue”. Partite in vantaggio sull’FMP? “Zero a zero, ben sapendo di non poterci permettere di far prendere ai nostri avversari dei vantaggi ampi, perché in questo momento non abbiamo ancora nelle mani tanti punti dall’arco che possano aiutare a recuperare in fretta”. C’è frustrazione, nei giocatori? “Vedo le facce, come tutti voi. E non posso pensare che la differenza tra primo e secondo tempo sia casuale, vuol dire che c’è ansia, i giocatori sono uomini come tutti, in questo momento non riescono a dare ciò che vorrebbero, stiamo lavorando per questo. Ripeto, il primo passo è accettarci per quello che siamo, nel corso della stagione ci saranno tanti momenti di verifica, semmai dico che con tutta la strada che abbiamo da fare potremmo diventare veramente forti”. Sarebbe stato meglio giocare in trasferta? “Non ci pensiamo nemmeno, vorrebbe dire volersi rifugiare anziché affrontare il momento. Inoltre, sono convinto che il nostro pubblico non aspetti altro che vederci giocare al meglio”. Eppure, ci sono stati attriti coi tifosi. “Non vogliamo nasconderci, ci sono stati due episodi di cui ci dispiace molto. Sono cose spiacevoli di cui chiediamo scusa ai tifosi, legati al momento molto particolare, ma da professionisti dobbiamo sempre rimanere freddi e lucidi, in qualsiasi situazione”. Alcuni, Gordon in particolare, mostrano un linguaggio del corpo difficile, il dubbio può riguardare l’attaccamento alla maglia? “Le critiche in questo momento accomunano tutti noi, delle volte dietro il linguaggio del corpo c’è la difficoltà del momento di fronte alla mancanza di risultati, a volte un singolo applauso basta da gratificazione per infondere sicurezza e farlo migliorare notevolmente. Ma, no, non vedo e non voglio pensare a mancanza di attaccamento alla maglia, e credo che anche giocatori stranieri e americani possano legarsi alla maglia, lo dice la storia della Fortitudo”.

Categoria: Basket
 

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