Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Questa volta Renato Vallanzasca ha risposto. L’ex capo della mala milanese è stato interrogato dai Carabinieri, su delega dei pm di Forlì, nell’ambito delle indagini sulla morte di Marco Pantani. Il Bel Renè – questo il nomignolo che ormai appartiene al detenuto più famoso d’Italia – aveva raccontato di aver sentito, in carcere, voci riguardanti un presunto complotto ordito ai danni del Pirata. I fatti risalgono al 5 giugno 1999, quando il campione fu escluso dal Giro d’Italia a causa degli esami del sangue che svelarono valori di ematocrito più alti del 50 per cento dopo la tappa di Madonna di Campiglio. A distanza di 15 anni la Procura di Forlì ha aperto un’inchiesta per scoprire cosa si nascondesse dietro la contorta vicenda della supposta alterazione degli esami del sangue, per fare risultare l’ematocrito a 51,9, quasi due punti sopra il limite massimo di 50, e fare così squalificare il Pirata. E’ qui che entra in gioco Renato Vallanzasca, sentito come oggi come teste. L’ex capo della banda della Comasina sostenne all’epoca di essere stato avvicinato nel carcere di Opera, nel milanese, da uno sconosciuto sedicente membro di un clan di camorra. Il quale lo avrebbe invitato a puntare milioni sul Giro d’Italia ma non su Pantani. ”Non mi permetterei mai di darti una storta. Non so come, ma il pelatino non finisce la gara”. Lo sconosciuto avrebbe insistito con il suggerimento, anche mentre il Pirata dominava il giro. E poi, il giorno della squalifica, l’affondo: ”Visto? Il pelatino è stato fatto fuori”. Dal fitto riserbo che circonda l’indagine forlivese si apprende solo che le indagini ora cercano i primi riscontri alle nuove dichiarazioni di Vallanzasca.

Categoria: Cronaca
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.