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Novantotto partite m serie A. Questo è mancato domenica a Teramo alla matricola Carife, debuttante in assoluto in serie A. Ma non c’era, all’esordio, l’uomo che più di ogni altro giocatore estense conosce il clima della massima serie: Daniel Farabello. Lui era in panchina, bardato da atleta ma impossiblitato a giocare per un problema muscolare al costato. Sul parquet del PalaScapriano molti compagni acerbi e qualcuno con un filo di esperienza in più, ma non così tanta da poter fungere da punto di riferimento. Nnamaka (34 partite con Capo d’Orlando nel 2005/06), Allegretti (sei stagioni a Varese però mai da protagonista), Zanelli (tra Rimini e Pesare ma pure lui partendo dalla seconda fila) e Rizzo (quando non era un lungo di complemento) sono passati per i parquet luccicanti della A, però non hanno mai avuto un ruolo da primattore. Solo Jamison (65 partite ad Avelline) ha età e solidità per stare in prima linea, ma il ruolo di pivot è legato al rendimento degli esterni per eccellere.
Insomma, i novantotto gettoni di presenza nella massima serie di Farabello (in tré campionati con Varese) sono un tesoro inestimabile se aggiunti al carisma e al ruolo del gaucho. Playmaker, spalla fondamentale per Collins, aiuto indispensabile per mantenere in carreggiata il tenero Riley. Daniel domenica scorsa non c’era, domenica prossima contro Pesaro cercherà di esserci. Il momento è già importante, pur essendo appena la seconda giornata.
«Sì, ma così adesso tutti mettono pressione a me – dice Farabello -; sto meglio, però il muscolo ancora mi da un po’ di fastidio. La cicatrice si è formata, vediamo se posso essere in campo».
Vista da fuori a Teramo, vissuta dal di dentro da capitano del Basket Club, come inquadra la situazione Farabello?
«Siamo abituati a giocare di squadra, non dipendiamo mai da qualche giocatore. Semplicemente dobbiamo tornare ad essere la Carife degli ultimi due anni».
Possibile che il gruppo abbia pagato lo scotto psicologico dell’esordio da matricola? «Può darsi, certo è stata una brutta partita in tutti i sensi da parte nostra. C’è stato un atteggiamento sbagliato: non possiamo essere così, altrimenti qualsiasi squadra ti fa male.Torniamo ad essere gruppo, recuperando cuore e temperamento. Francamente, l’anno passato, non ricordo altre prestazioni così sottotono come quella di Teramo. Direi solo la gara di Frosinone con Veroli e il primo tempo di Faenza contro Imola. E allora la ricetta è semplice: torniamo ad essere noi stessi. Non si tratta di lavorare di più in palestra, perché quello lo facciamo. Serve solo essere la solita Carife».
In sintesi: dura e con i meccanismi oliati in difesa (raddoppi e tagliafuori), corale in attacco. In pratica è indispensabile crederci, gettando manciate di personalità. «Abbiamo lottato per essere a questo livello – puntualizza Farabello -, ora non dobbiamo commettere certi passi falsi. La serie A è dura, non possiamo regalare più niente».
Bello a dirsi, guardando il calendario venturo non è facile scovare dell’azzurro tra il nero dei big match con Pesaro, Treviso, Siena, Milano e Avellino…
«Si lotta e basta.Sperando di fare bene. Con Pesaro sarà una partita di lotta pura, probabilmente ci saranno anche degli errori però non si può prescindere da una gran battaglia. Fino a mercoledì scorso, durante le amichevoli, avevamo giocato in maniera diversa. Poi, alla prima di campionato siamo cambiati. Nello spogliatoio la pensiamo tutti così: recuperiamo il vecchio spirito e andiamo a giocarcela».

Categoria: Basket
 

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