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La festa è durata tutta notte. Da 31 anni il Bologna non sbancava Torino in casa Juve e per i tifosi è stato un po’ come vincere uno scudetto. Dopo anni di ingiustizie subite e magoni mandati giù dicendo che “purtroppo le cose vanno così”, il Bologna di Malesani, con Marco Di Vaio nelle vesti di “capitano coraggioso”, ha voluto rompere questo quadro desolante. Nei forum rossoblù qualcuno ha detto di essersi commosso fino a piangere per un’emozione che è andat al di là dell’impresa sportiva.
I giornali lo hanno messo in risalto, ma solo dopo la crisi della Juventus. E invece, sarebbe dovuta essere la prima notizia. La forza morale di una squadra che dopo essersi unita nei momenti difficili ha trovato dentro di sé la voglia di continuare a far bene anche dopo che nelle scorse settimane è stata data una notizia importante: “il Bologna è salvo”. Sarebbe stato naturale avere una crisi, rilassarsi. Ma il Bologna sa che l’obiettivo è quello di salvarsi prima possibile e la vittoria di Torino è il passo decisivo verso lo scudetto rossoblù.
La partita di Torino è stata praticamente perfetto. La diga ha retto bene per la prima mezzora, quando la spinta della Juve è stata imponente, ma la solidità difensiva del Bologna, cpn Portanova e Britos su tutti, non ha avuto tentennamenti. Dopo l’infortunio a Esposito, Casarini è tornato a fare il terzino destro dopo l’errore con la Roma. L’ha fatto con grande applicazione, questa volta, accanto ai centrali titolari, non ha avuto amnesie e la sua prova è stata convincente, così come l’ingresso di Mutarelli, che dopo un anno e mezzo di cure e naftalina, ha ritrovato la verve di un tempo. Tanta sostanza e alcuni acuti importanti, come l’assist, al bacio, per Di Vaio, al 4° del secondo tempo. Il resto l’ha fatto “condor” Di Vaio, con un pallonetto che ha lasciato Storari di stucco. Al 22’ un’altra perla, costruita in collaborazione con Meggiorini che in contropiede serve di tacco al capitano un pallone bello ma tutto da lavorare. Marco nostro si trasforma nel miglior Alberto Tomba e salta i difensori come paletti, fino ad infilare Storari nell’unico pertugio rimasto sul primo palo. Un’esaltazione totale.
Poi la forza selvaggia di Perez e Mudingayi. Una sorta di diga invalicabile, che non ha dato modo a Marchisio e Felipe Melo di offrire ai tanti attaccanti utilizzati da Del Neri di avere occasioni importanti.
Nonostante una partita straordinaria non sarebbe giusto dire che il Bologna non è stato fortunato. Certe imprese senza la fortuna non si concretizzano e così il palo di Iaquinta, il salvataggio sulla riga di Portanova sulla conclusione di Toni e le occasioni avute da Bonucci potevano anche cambiare il corso della partita. Ma la fortuna va ricercata e il Bologna, in questa stagione, ne sta approfittando perché la va a cercare.
Infine un plauso anche all’arbitro: in una partita maschia il signor Romeo di Verona ha lasciato giocare, non ha dato vantaggi a chi sulla carta era più forte, esattamente come ci piacerebbe vedere ogni domenica. E magari, fosse sempre così, queste soddisfazioni sarebbero anche di più.
Domenica per tutti l’occasione per salutare la squadra. Con il Cagliari, grazie alle tante iniziative della società potranno entrare gratis i bambini delle scuole calcio, con un euro gli abbonati potranno acquistare fino a quattro biglietti per la curva san Luca e con due euro quelli per i distinti fino ad esaurimenti dei posti. Probabile che domenica si possa arrivare a 35.000 presenze. Certo, l’incasso non sarà record, ma solo l’idea di uno stadio pieno è una sensazione davvero straordinaria. Alla nuova dirigenza un plauso senza limiti, così come alla squadra. Un momento, finalmente, tutto da godere.

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