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ABBRONZATO, sorridente, in ottima forma fisica, Alessandro De Pol si è offerto ieri ai taccuini, preceduto dall’ormai consueta introduzione del gm dei Crabs, Renzo Vecchiato. «Quando due mesi fa io, Massimo Galli e il presidente Braschi ci siamo visti per fare il punto, tra i tanti problemi che si presentavano ce n’era uno particolarmente grave: quello della sostituzione di Guarasci — ammette il dirigente —. ‘L’unico è De Pol’, disse Massimo. Ci sembrava improponibile, invece sin dal primo contatto c’è stato feeling e ora siamo ben felici che sia qui». Poi Vecchiato lancia una frecciata polemica in difesa della sua ala. «Ho letto una dichiarazione di Massimo Bianchi (coach di Imola, ndr) che non mi è piaciuta per niente, una valutazione su De Pol che avrei preferito non leggere. Consiglio a Bianchi, che è stato peraltro mio compagno di squadra nel lontano ’72, di valutare piuttosto i suoi giocatori», è il ‘suggerimento’ del gm, che apre così un derby verbale in attesa di quello che si consumerà sul parquet il prossimo 16 novembre.
«NELL’ULTIMA stagione a Varese ho inghiottito parecchi bocconi amari, con zero soddisfazioni — attacca il 36 enne ‘Sandrino’ De Pol (a destra nella foto, a fianco di Vecchiato), 204 cm e una carriera esemplare che l’ha portato a vincere due scudetti (Milano ’96, Varese ’99), una Coppa Italia, più un oro (’99) e un bronzo (’03) agli Europei —. Ho incontrato ‘Cedro’ Galli a un matrimonio e subito mi ha colpito l’entusiasmo, l’allegria di questo club. A Rimini avrei avuto la possibilità reale di rimanere in campo, di trovare quello spazio che a Varese mi mancava. Poter giocare a pallacanestro rimane la cosa che mi dà più gioia, a prescindere dalla categoria», aggiunge l’ala, che nei granchi dovrà pure fare un po’ da chioccia ai giovani. «Se devo spendere qualche parola per aiutarli a crescere non c’è problema, anche se in questo gruppo ci sono già due personaggi come Scarone e Zanus Fortes a cui non fa difetto l’esperienza. La mia priorità, comunque, è giocare», precisa De Pol, che per esigenze di squadra si potrebbe trovare a marcare anche dei numeri 5. «Durante tutta la carriera la difesa è sempre stata il mio punto di forza. Devo solo conoscere gli avversari, poi non credo che dovrò sopportare un gap fisico. Di centri puri, ormai, ce ne sono pochi in giro…».
FIGLIOCCIO di Tanjevic («Boscia è il numero 1, mi ha fatto esordire in A, mi ha insegnato l’etica del lavoro… Anche adesso ogni tanto ci sentiamo, quando ha vinto il titolo in Turchia gli ho telefonato per i complimenti»), De Pol è stato sempre additato ad esempio per il suo stakanovismo in palestra. «Sì, però una volta mi fermavo mezz’ora a tirare, adesso non più di 10-15 minuti», ridacchia Alessandro.

Categoria: Basket
 

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