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Se porterà a termine il contratto firmato ieri, biennale con opzione sul terzo, firmerà pure il record di convivenza con Sabatini. Col quale s’annusò cinque anni fa, per telefono, il boss bianconero dal porto di Barcellona, lui in auto verso Messina, a parola già data. Allora fallì il club siciliano, ora Pasquali (pur se ingrata, l’accezione). Ed eccolo in Virtus.
Boniciolli, perché ha detto subito sì? «Perché quando la Virtus chiama bisogna dire di sì. Qui hanno allenato Nikolic, Peterson, Gamba, Messina. C’èil blasone, da un po’di tempo simpatia con Sabatini e la convinzione, comune, che la squadra si può migliorare con il lavoro e non col mercato». La Virtus rientra tra le scelte di vita? «Trascorrerò il weekend con la mia famiglia, domenica li avrò in tribuna. Ad Avellino non era possibile. Si vive una volta sola e voglio state coi miei figli. Senza offendere nessuno, là era complesso». Che Virtus s’aspetta di trovare in palestra?«Avendone viste diverse partite un’idea ce l’ho. Ma la tengo per me. E’ in palestra che capirò se è corretta, la verifica arriva sempre lì. Il problema è che non siamo in prestagione, studierò fino a sabato, poi la Rieti di Lardo sarà subito una delle squadre più tattiche». Di certo, Bologna non è Avellino. «L’anno scorso ci allenavamo in una caverna dove si ghiacciavano i bicchieri, era un gruppo di giocatori che nessuno voleva, facemmo cose entusiasmanti. Qui utilizziamo un impianto tra i più belli d’Europa e poi l’Arcoveggio. E’ un lavoro meraviglioso ed ho una squadra di giocatori che tutti vorrebbero». Gente buona, stipendi buoni. «Contratti e carriere contano poco, quando vai in campo in mutande e canottiera. L’anno scorso ho allenato Ortiz, Burlacu e Cavaliere. Stanno facendo tutt ibene. Se sono riuscito a migliorare loro, penso di poterci riuscire con quelli che oggi sono qui». Obiettivo?«E’ evidente che qui non basta fare una buona stagione. Siena è tre anni avanti a tutte, però l’anno scorso Roma riuscì a ridurre il divario, durante l’anno. Non sarei venuto qui se non fossi convinto di poterci riuscire». Dipende da che ambiente trova in squadra. «Nulla indispone il pubblico più che vedere giocatori importanti e ben pagati fare le faccine. Non ho mai visto tifosi fischiare una squadra che da il 110%. Lavoro per il concetto di squadra, ed il remare tutti nella stessa dirczione. Non è una minaccia, solo una constatazione. A loro ho detto di avere il piacere di allenarci volentieri». Dopo sei anni, torna in città un Boniciolli diverso, ci sta dicendo. «Faccio outing. La vittoria in Coppa Italia ha sciolto dei nodi che mi arrovellavano. Che non significa non aver più la ‘cazzimma’ napoletana, ma vedere le cose con minor ansia. Ho attraversato esoneri, fallimenti, esperienze ali’ estero. L’unica annata negativa fu a Teramo, quando cercai di essere “Lupo de Lupis”, il lupo buono. Ma non ho mai venduto droga o molestato quindicenni. Ho carattere, entusiasmo, serenità». Da Marques Green ad Earl Boykins. «Green è un computer cui Boscia non rinuncia un solo minuto, in Eurolega. Boykins datemi tempo di conoscerlo.è più effervescente se ha al fianco compagni che non sono Ortiz ma vengono da Nba, Eurolega, nazionali». Con lei, di nuovo Zorzi. «Valorizzo uno dei padri della nostra patria cestistica. Capace di arrivarti al mattino col blocchetto di appunti scritti nella notte. Anche solo sentire le sue storie, ti migliora come persona».

Categoria: Basket
 

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