Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Cristian, come stanno andando questi tuoi primi giorni di lavoro da giocatore del Bologna?
“Mi trovo bene sia col gruppo che con lo staff tecnico e la dirigenza. Il lavoro è iniziato da pochi giorni, però mi sembra che vada tutto bene. L’importante in questo periodo è non avere grossi infortuni e non interrompere la preparazione: per quanto mi riguarda, è tutto a posto. Nei ritiri non ci sono mai grandi differenze, si sa che per tre settimane bisogna lavorare molto fisicamente: c’è sempre da correre, lavorare, fare palestra e allenarsi in campo. Ho alle spalle una dozzina di ritiri e bene o male si lavora sempre in questo modo per mettere benzina nelle gambe per i prossimi impegni. Iniziare è sempre faticoso, ma adesso pian piano ci stiamo sistemando, ci stiamo mettendo nella giusta condizione. Mancano ancora una decina di giorni di ritiro e l’importante è che da qui alla fine nessuno si faccia male e debba interrompere la preparazione atletica. A Bologna, poi, inizieremo a fare un altro tipo di lavoro e a prepararci per le partite”.

Tra i nuovi acquisti, sei uno di quelli che conosce meglio la Serie A.
“Io dico sempre che serve sia l’esperienza sia quel pizzico di esuberanza che quelli che non hanno mai giocato in Serie A possono avere, volendo dimostrare di poterci stare. Vale la pena avere il giusto mix di esperienza e di gioventù e questo nel Bologna c’è”.

Per te quello alle porte è un anno in cui riscattare qualcosa?
“Ognuno la vede alla sua maniera: personalmente, non sento di dover riscattare niente. Spero di fare bene come penso di aver fatto sino a questo momento, partendo dall’Atalanta ed arrivando fino alla Sampdoria. Spero di dare un aiuto alla squadra e ai ragazzi. Sicuramente lotteremo assieme ad altre otto o nove squadre per cercare di salvarci: speriamo di farlo il prima possibile e di non arrivare alle ultime giornate con il fiato sul collo. Siamo una buona squadra: il campo dovrà dimostrarlo, ma penso che non abbiamo niente di meno rispetto ad altre squadre che hanno i nostri stessi obiettivi”.

Non la pensi come Moggi, quindi…
“Ognuno la pensa alla sua maniera, ovviamente, poi sarà il campo a dare i suoi verdetti. Tutti gli anni, tra l’altro, ci sono squadre che paiono partire battute e che però dimostrano sul campo che non è vero: basti pensare al Cagliari dell’anno scorso che a metà campionato sembrava già retrocesso. Al contrario, una squadra come il Torino, che in base ai nomi doveva fare un bel campionato, ha avuto più difficoltà di altre. La cosa più importante, in Serie A ancor più che in B, è il gruppo, che deve essere unito in campo e fuori per dare un valore aggiunto. L’anno scorso alla Sampdoria c’era un’individualità come Cassano: da noi la differenza la deve fare il gruppo, senza il quale non andiamo lontano”.

Nel Bologna prendi il posto che era di Daino.
“L’ho conosciuto ai tempi della Nazionale Under 21, ormai più di dieci anni fa, e so che ha fatto molto bene qui, in particolare l’anno scorso. Come caratteristiche, penso che siamo abbastanza simili”.

Voi terzini destri siete ormai animali rari in Italia.
“Io penso che ce ne siano di bravi, anche tra i giovani: bisogna avere il coraggio di dargli fiducia, mandarli in campo per farli giocare senza pretendere che esplodano subito. Lo stesso vale anche per gli altri ruoli, ma in questo calcio la fretta e la voglia di vincere subito a volte giocano brutti scherzi”.

In Nazionale agli Europei si sono affidati di nuovo a un trentacinquenne, Panucci, poi impiegato per necessità come difensore centrale. Ci potrebbe essere posto per te?
“In questo momento non ci penso: penso solo a fare bene nel Bologna. Come dico sempre, l’eventuale convocazione in Nazionale è una conseguenza del buon rendimento nella squadra di club. Prima di tutto per me c’è il Bologna”.

Tu hai giocato per due anni nella Juventus: che esperienza è stata?
“Mi è servito molto come esperienza, sia calcistica che umana: giochi e fai allenamento tutti i giorni con grandi campioni che militano nelle varie Nazionali e quindi c’è sempre da imparare. Poi chiaramente è un po’ un mondo a parte quello delle grandi squadre: sono già contento di essere riuscito a starci due anni, come sono contento dei cinque fatti alla Sampdoria e come sono felicissimo di essere a Bologna adesso, anche perché l’ho scelto io e non altri. Non rimpiango niente: sono contentissimo”.

In che senso hai scelto tu di venire a Bologna?
“Nel senso che avevo ancora due anni di contratto alla Sampdoria. Ho scelto io di cambiare e il criterio era la squadra in cui andare: quando ho saputo del Bologna, ho subito detto che era una destinazione che mi andava benissimo. È vero che il Bologna viene dalla Serie B, ma sono convinto che come squadra e come società possa dare tanto. L’anno scorso avevo giocato meno rispetto ad altre stagioni, quindi vivo questo trasferimento come una possibilità di giocare di più, fermo restando che è il campo a stabilire chi merita di giocare di più o di meno”.

Categoria: Senza categoria
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.