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Questione di serenità. Di controllo, più che di motivazioni. Di proseguire lo straordinario lavoro di Massimo Galli – diamo a Cedro quel che è di Cedro – in fase difensiva, abbinandolo a una concezione offensiva totalmente diversa a quella precedente. Il tutto, ovviamente, ce lo spiega il poeta Cristiano Zanus Fortes, uno che a sentirlo parlare potresti scommettere in un suo futuro da coach.
“La scossa? Mah, a dire il vero più che un fattore emotivo penso che la chiave di tutto sia stato il maggior ordine in attacco a darci serenità. Partendo dal grande lavoro difensivo fatto su Bunn (22 punti ma 5/13 dal campo per lo spauracchio Aget, ndr), abbiamo messo in pratica i nuovi schemi di Sacco, cose molto semplici ma forse per molti di noi più percorribili rispetto al triangolo”.
Meno palleggi, più ribaltamenti, ma soprattutto meno improvvisazione e più regole ferree.
“Il triangolo è un sistema di gioco che ti consente di non dare riferimenti all’avversario – spiega Zanus – ma ti ‘costringe’ a scelte ogni volta diverse, a letture talvolta complicate. I giochi classici ti permettono di sapere cosa succederà, e probabilmente per i due americani e Pinton è la strada migliore da seguire. Ma noi abbiamo la predisposizione alla lettura offensiva che viene dal triangolo, per cui unendo la filosofia precedente alle cose nuove possiamo acquisire maggior pericolosità offensiva”.
Davvero stupefacente, la spiegazione del pivot veneziano, mvp sotterraneo del derby con Imola, visto che la sua difesa su Bunn (3 stoppate, 7 rimbalzi e un milione di aiuti in 19’) è stata una delle chiavi. Se gioca così, altro che 10’ a serata…
“Ma io sono giovane, ne posso giocare anche 40 – scherza Chris – A parte tutto, il mio lavoro è sempre stato questo, io devo dare tutto in difesa e sapendo che Bunn ne poteva mettere 40, fermarlo a 20 è già un bel lavoro. Ho visto bene anche De Pol, e la spiegazione è sempre la stessa. Prima doveva adattarsi a fare il “3”, adesso gioca da numero “4”, e lui è sempre stato abituato così”.
Aldilà delle tattiche, però, ha stupito il modo in cui Rimini è rimasta concentrata per tutti i 40’: nelle precedenti uscite non era mai successo, a Faenza i Crabs hanno mantenuto l’inerzia praticamente per 30’, dopo un primo quarto di sofferenza.
“Verissimo, abbiamo giocato a pallacanestro senza pensare al resto – conferma – anche dopo aver subito il loro break iniziale (7-0, 12-4, ndr). L’emblema è stato Pinton: Mauro è un tiratore micidiale, lui può davvero diventare la nostra arma segreta: il fatto è che pure lui con dei riferimenti precisi gioca più sereno, mentre prima doveva ‘inventare’ e questo forse non è nelle sue corde”.
Altra novità della gestione Sacco, la famigerata teoria dei cambi ‘variabili’: chi gioca bene resta in campo, chi sbaglia esce subito. Rispetto ai minutaggi col misurino, qualcosa di molto diverso.
“Io credo che la verità stia nel mezzo: se uno gioca bene, è giusto che resti sul parquet, ma se poi uno gioca una partita 5’ e l’altra 30’ è difficile capire come gestirsi. In ogni caso va bene così, io ho visto ad esempio un McCray finalmente arrembante, lui può fare la differenza in lungo e in largo, così come German e Goss. Adesso dobbiamo proseguire: in fondo tutte le sconfitte sono arrivate in volata, molto del merito è anche di Massimo Galli come ha rimarcato Sacco dopo il derby”.

Categoria: Calcio
 

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