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BAGLIORE di una sera di mezza estate o stella pronta a brillare a lungo
nel firmamento cestistico italiano? La risposta è rimandata, ma certo uno dei biancorossi che più hanno impressionato nella Summer League di Imola, vinta dalla Trenkwalder schierando tutti giocatori di proprietà molti dei quali provenienti dal vivaio, è stato Yassin Derraa, playmaker di rara potenza, almeno a diciannove anni, di cui si dice un gran bene, specialmente ad opinione di chi lo segue da quando è approdato a Reggio, grazie ai buoni uffici di Gianluca Duri, procuratore, tra gli altri, anche di Angelo Gigli. Su di lui, che diede prova delle sue qualità anche nelle finali tricolori Under 21 contribuendo l’allora Bipop a vincere lo scudettino di categoria, sono pronti a scommettere il responsabile del settore giovanile reggiano, Andrea Menozzi e l’amministratore delegato Alessandro Dalla Salda.
Nato il 19 ottobre del 1989 in provincia di Roma, Derraa è stato scoperto mentre militava nelle giovanili del San Cesareo, società minore del territorio capitolino, attualmente in C1, e portato a Reggio nell’ambito di quella politica di investimenti sul vivaio condotta dalla dirigenza di via Martiri della Bettola che tanti elogi sta riscuotendo in tutto l’ambiente del basket nazionale.
E così quando Yassin ha cominciato a mettersi in mostra, pur se a livello di torneo estivo, il suo nome ha iniziato a circolare a vari livelli e qualche squadra avrebbe voluto puntare su di lui. In realtà la Trenkwalder aveva deciso da mesi di inserirlo nella rosa di prima squadra: Derraa sarà convocato per il raduno biancorosso e nei primi mesi si allenerà con Marcelletti. Poi il coach deciderà se tenerlo in rosa o, magari, permettergli di andare a giocare in prestito in qualche altro club.In realtà già nel corso di questa stagione Marcelletti avrebbe voluto dare qualche chance a Derraa, ma il play marocchino, di passaporto italiano, ha dovuto far fronte a qualche infortunio che non gli ha permesso di mettere in mostra il suo talento. Buone notizie per il giovane talento ma il diciannovenne atleta della Trenkwalder non si scompone.
Derraa, sa che a Reggio sono convinti di avere in casa un altro campioncino?
“Calma, calma. Prima di tutto a restare calmo devo essere io, e poi tutti quelli che mi stanno intorno. Non ho ancora fatto niente, assolutamente niente”.
Beh, la sua bella prestazione nella Summer League di Imola è stata elogiata un po’ da tutti…
“Ho avuto una bella opportunità, della quale devo ringraziare prima di tutto Andrea Menozzi e tutto lo staff, che mi hanno preparato ad affrontare partite di un certo livello. E poi coach Marcelletti che mi ha dato fiducia. Cercherò di continuare a meritarmi quella fiducia. E spero di avere sfruttato bene l’occasione che ho avuto”.
Che sensazioni ha avuto al primo impatto con il basket professionistico?
“Mah… devo dire che il ritmo mi è sembrato decisamente alto e la tensione agonistica di buon livello ma io credo di aver tenuto bene il campo. Per cui sono soddisfatto”.
Gioca a Reggio, ma il suo cognome parla di terre lontane…
“I miei genitori vengono dal Marocco, io sono nato in Italia e ho sempre vissuto a San Cesareo, prima di venire qua”.
Come si è avvicinato al basket?
“Per scherzo. C’erano dei miei amici che giocavano e continuavano a dirmi che io avevo il fisico giusto per questo sport. Insistevano perchè provassi a fare qualche
allenamento. Alla fine ho ceduto, mi è bastato prendere in mano un pallone e fare qualche tiro per innamorarmi del basket”.
Quella passione c’è ancora?
“Certo, anzi cresce ogni giorno di più. D’altronde sono arrivato ad un livello in cui non si scherza più. Si lavora duramente, quasi tutti i giorni, per l’intera stagione. Se non avessi una grande passione non ce la farei”.
Da San Cesareo alla Trenkwalder, un salto non da poco…
“Volevo fare un’esperienza al di fuori di Roma, sono venuto a Reggio per un provino, evidentemente sono piaciuto e il resto è arrivato giorno dopo giorno”.
Il momento più bello finora?
“Certamente la vittoria dello scudetto Under 21 contro la Benetton. Era un gruppo meraviglioso, abbiamo avuto i nostri alti e bassi ma siamo stati straordinari, è un ricordo che porterò con me per sempre”.
Cosa ne pensano i suoi genitori di quello che le accade intorno?
“Mi hanno sempre aiutato e sostenuto, fin dall’inizio. Mi hanno sempre detto che era giusto provare, che poteva essere una grande
occasione e una preziosa opportunità per la mia vita. Che se non avessi tentato avrei vissuto nel rimpianto, e questa non sarebbe stata una buona cosa. Ovviamente ora che arrivano i primissimi risultati positivi, loro sono molto felici”.
Le mancano?
“Li sento spessissimo, quando ho un week-end libero o durante le vacanze vado sempre a trovarli, riusciamo a tenerci in contatto, insomma”.
Si trova bene a Reggio?
“Assolutamente. Una società super, fatta di uomini eccezionali, e una città piccola che ti consente di vivere a misura d’uomo. Qui mi devo autogestire, assumermi quotidianamente le mie responsabilità. Quest’anno poi, che non è stato facile per via degli infortunii, credo anche di essere maturato caratterialmente, nonostante i momenti bui”.
Che fa nel tempo libero?
“Quel poco spazio che riesco a ritagliarmi lo passo uscendo con alcuni compagni di squadra, di solito per passeggiate all’aperto, poi mi piace giocare a bowling, a biliardo…”
Tutti giochi abbastanza statici…
“Mi muovo già abbastanza sul campo da basket”.
Un pregio e un difetto del Derraa giocatore…
“Posto che non tocca a me dirlo, credo di avere un buon tiro e di avere imparato, in particolare quest’anno, a saper gestire il ritmo partita e a far girare la squadra Per quanto riguarda i difetti ho solo una cosa da dire: devo migliorare in tutto. Io cerco di dare sempre il massimo, con grande serietà, ma non sempre si riesce a fare ciò che si vuole”.
Per quanto riguarda l’uomo?
“Sono un tantinello permaloso, ma non sul parquet, perchè ho un estremo rispetto dei ruoli. Come pregio credo di avere un carattere socievole, portato al dialogo e all’amicizia”.
Cosa si aspetta dal futuro?
“Per l’anno prossimo, se la salute mi darà una mano, dopo i problemi accusati nel corso dell’inverno appena trascorso, vorrei solo allenarmi in continuità con la prima squadra, cercando di continuare la mia crescita umana e cestistica”.
Dove vuole arrivare?
“Questa è una domanda davvero difficile. Ho i miei sogni, ma non so fino a che punto potrò realizzarli. Di sicuro lavorerò sodo ogni giorno. Mi impegnerò con tutto me stesso, lo devo a chi ha creduto e crede in me, innanzitutto i miei genitori e lo staff della Trenkwalder. Se riuscirò a fare questo non importa se giocherò in B, in A1 o in Nba, perchè comunque non avrò rimpianti”.

Categoria: Basket
 

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