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PROBABILMENTE nemmeno Qyntel Woods sa quanto talento gli passa per le mani. Rimane uno dei grandi punti interrogativi del basket, non solo europeo, quale giocatore possa essere: di certo è la grande scommessa della Fortitudo. Qyntel risolverà la stagione, in un modo o nell´altro. L´ideale, per Sakota e la bile di tutto il PalaDozza, sarebbe decisamente che il fratellone regolasse il suo karma. Perché in potenza, come s´usa dire in altri ambiti, questo è uno imprendibile per qualsiasi esterno del nostro campionato. Troppo alto (2.03) atletico, talentuoso. Troppo di tutto. Capace di infilarla dall´arco, sfrecciare in contropiede, dribblare o schiacciare in testa a tutti. «Posso giocare ovunque – diceva ieri Qyntel – la mia è una pallacanestro totale al servizio di quello che mi chiederà il coach». Purtroppo ha anche un lato B e infatti finora, pur con ripetute e abbacinanti dimostrazioni di onnipotenza cestistica, s´è quasi rovinato la carriera, pur avendo appena 27 anni.
Scelto da Portland nel 2002 al numero 21, in quattro stagioni tra l´Oregon, Miami e i New York Knicks, solo nella Grande Mela ha fatto intravedere qualcosa (6,7 punti in 20´, 36% da 3). «Prendere tanti soldi da giovanissimo non è il massimo per un ragazzo», ha saggiamente riconosciuto. E infatti nonostante qualche acuto non ha trovato estimatori. Perché il talento, se è fine a se stesso, può diventare un limite. Così è malinconicamente rimasto a piedi e s´è fatto un anno quasi sabbatico nella cayenna della NBDL. Poi l´ha chiamato l´Olympiacos, sperando di aver pescato la matta buona per l´Eurolega. Qualche botto è arrivato, come i 39 punti nelle prime due gare dei quarti con il CSKA, ma ancora una volta poca sostanza. E´ stato poi licenziato perché positivo all´antidoping per cannabis. L´episodio ha alimentato la letteratura maledetta su Qyntel, tipo senza dubbio ai confini estremi dell´originalità, capace di mostrare la sua figurina delle card NBA ai poliziotti che gli chiedevano un documento e condannato a 80 ore di lavori sociali per aver organizzato combattimenti tra cani. Woods possiede un pitbull, di nome Hollywood e qui nasce il doppio parallelo con un´altra ala che ha fatto le fortune dell´Aquila. Ruben Douglas, l´uomo del tiro-scudetto nel 2005, amava i serpenti, e anche lui nel 2004 si presentò in ritardo al raduno, facendo imbufalire Repesa, che non lo voleva più in squadra. Pure Qyntel è arrivato in ritardo, seppur appena di due giorni. Ma in estate, firmato il contratto, si presentò subito a rapporto da Sakota a Las Vegas. «Quello che mi manca – ha ammesso – è la concentrazione sul mio lavoro, ad Atene non sono stato continuo. Devo migliorare il tiro da fuori, ma soprattutto tenere un livello alto per tutta la stagione». Se lo augura anche la Fossa. «Cercherò di accontentare i tifosi, l´idea di giocare il derby mi esalta già». Ora servono i fatti. Savic lo sa. «Puntiamo parecchio su Qyntel, sul suo talento e sul suo fisico, doti che sono anche della Fortitudo. Per lui sarà il secondo anno in Europa e gli americani quando si ambientano rendono molto di più». Zoran ha ufficializzato l´arrivo di Earl Barron. «Accordo per una stagione: è un centro atipico, con un buon tiro dalla media. Sarà a Bologna all´inizio della prossima settimana. Entro qualche giorno chiuderemo la squadra con gli ultimi due acquisti, un regista e un centro comunitario». Uno è praticamente fatto. «Jamont Gordon – conferma Savic – è un nostro obiettivo». Il pivot che andrà a completare un folto reparto di lunghi dovrebbe essere Bagaric.

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