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Dusan Vukcevic, sta nascendo questa benedetta Virtus vincente? «Stiamo attraversando i venti giorni più duri e difficili. Ma se lavoriamo bene ora, dopo sarà tutto più facile. Sarà il campo l’esame vero, l’icona del nostro valore».
L’anno scorso i problemi con gli americani erano stati enormi. Questi ragazzi che tipi sono?
«Sono tipi seri. Arnold è esperto, Boykins è una stella della Nba, Langford e Ford conoscono l’Italia e vengono da un bel campionato. Tutti e quattro hanno un atteggiamento positivo».
Cosa fa la differenza fra un buon gruppo e un gruppo vincente?
«La qualità, ma quella c’è e si vede. Poi è fondamentale il lavoro in palestra, allenarsi bene, fare una vita da atleta. In questo modo fai il salto, migliori giorno dopo giorno. Però non dobbiamo essere ingordi all’inizio, serve tempo per capirsi e metodo per costruire una squadra. Dieci amichevoli ci daranno la possibilità di conoscerci, definire le gerarchie e i ruoli di ognuno nella squadra. Quando partirà il campionato il tempo sarà poco, questo mese va sfruttato appieno».
Cosa serve per vincere lo scudetto?
«Per stare in cima, non bisogna perdere mai in casa. E bisogna avere un buon andamento regolare in trasferta, dimostrando carattere. Se costruiamo questo, saremo rispettati e avremo un grande vantaggio psicologico».
Le rivali sono sempre le stesse. In più, anche la Fortitudo s’è rinforzata e punta a stare in alto. Cosa ne pensa dei biancoblù?
«La Fortitudo? Non conosco nessuno dei loro giocatori».
Il derby è però una sfida attesissima. Tanti quattrini spesi, Basket City che sogna in grande. S’è tornati indietro di dieci anni?
«Io credo che Bologna sia la più bella città che esista per la pallacanestro. Qui sul -10 la gente non rumoreggia, ma incita. Qui c’è un’energia impagabile e quando fai una buona squadra anche l’entusiasmo torna. Noi abbiamo le capacità per ritrovare la leadership in campionato e giocare una stagione di alto livello. È normale che i tifosi ripensino ai tempi vincenti, qua si vive di basket. La partita è sentita tutta la settimana, è uno spettacolo vedere la gente che ama la Virtus. Il basket a Bologna è un po’ come il calcio nella Premiership inglese, ogni domenica sarà un Futurshow bianconero».
E allora perché un anno fa se ne andò?
«Non trovammo l’accordo economico ».
Questa è la versione ufficiale. Ma noi conosciamo anche un’altra storia…
«È vero, il nuovo allenatore disse che potevo giocare non più di dieci minuti. E io ho risposto che nessun allenatore può dire quanto posso giocare o cosa posso fare. Io so quello che posso dare e quello che merito di fare. Nessun altro. Con quelle premesse, non aveva senso restare».
Ora però è tornato.
«Sì perché con la famiglia Sabatini il rapporto è stato sempre ottimo. Potevo andare in Russia a prendere il doppio dei soldi, ma non si vive di solo denaro. Chi lo sostiene dice stronzate, perché si vede tanta gente che cambia squadra ogni anno eppure guadagna bene. Al mio livello, conta se mi trovo a mio agio. Bologna è perfetta per me e la mia famiglia, la Virtus è un club nel quale mi sento importante e carico ogni giorno che mi alleno. Tutto questo mondo è un riferimento per me e per la pallacanestro: mi hanno aperto la porta, io sono tornato subito».

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