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Sergio, come ti trovi di fianco a Mudingayi?
“Bene. Del resto, il problema non è mai mio ma di chi mi gioca a fianco: ho sempre detto che è più difficile per un compagno giocare di fianco a me che per me giocare accanto ai compagni. Questo perché ho certe caratteristiche: non sono un gran incontrista e tocca a loro recuperare la maggior parte dei palloni”.

Del resto, sei tra i pochi registi che ci sono nel nostro calcio.
“Ho queste caratteristiche: cerco di sfruttarle e metterle a disposizione della squadra nel migliore dei modi. Quando ho iniziato a giocare, ormai quindici anni fa, probabilmente si curava di più l’aspetto tecnico: adesso il gioco è più frenetico, hai poco tempo per pensare e per agire, c’è più forza fisica in campo. Prima c’erano dei giocatori che pur andando ad un ritmo più basso riuscivano sempre a fare la differenza”.

Come hai aggirato i mastini del calcio di oggi riuscendo ad affermarti mantenendo intatte le tue caratteristiche?
“Ragionando un attimo prima che arrivino gli avversari, vedendo un secondo prima di loro dove posso mettere il pallone, correndo anche il rischio di fare qualche figuraccia perché non è così semplice. Ma a me piace giocare e buttarmi nelle sfide con la convinzione di vincerle. Sinora è sempre andata bene e spero di riuscire a vincere anche questa a Bologna”.

Ti è passata rabbia per quello che è successo l’anno scorso a Genova?
“Non ho nessun problema: adesso sono qua per una nuova avventura, una nuova sfida, e quello che è successo prima appartiene al passato. Non voglio neanche pensarci perché personalmente non è stata una cosa piacevole. I problemi che ho avuto con Mazzarri sono al di fuori del calcio: come allenatore non si discute e sono andato via dalla Sampdoria dicendo al direttore Marotta che Mazzarri è un ottimo allenatore”.

Trovare stimoli ora è facile o difficile per te?
“Gli stimoli ci devono essere, altrimenti non si va da nessuna parte. Io sono venuto a Bologna con una gran voglia di far bene e di dimostrare che posso ancora competere a certi livelli”.

Quanto ti ha dato Novellino?
“Tantissimo. Ha sempre creduto in me, anche se all’inizio è stato un rapporto difficile: quando ci siamo capiti, mi ha aiutato su molte cose. Lo ringrazierò sempre e continuerò a sentirlo perché per me è stato una persona importante. In Arrigoni, in queste prime settimane di lavoro, ho trovato lo stesso entusiasmo e la stessa voglia trasmetterlo alla squadra. Stiamo lavorando bene e credo che siamo sulla strada buona per toglierci delle soddisfazioni”.

Non la pensi come Moggi, quindi, secondo cui il Bologna in Serie A potrà salvarsi solo con un miracolo.
“È un suo parere che rispettiamo, ma sicuramente noi lotteremo fino alla fine. Io credo che questa squadra si possa salvare e possa vivere un buon campionato. Sono convinto che qui ci siano dei valori, dei giocatori che possono far bene e che lotteranno fino alla fine. Se partiamo già sconfitti, non si va da nessuna parte”.

Tu hai già lottato per salvarti a Bari, Piacenza e Venezia. Che consigli puoi dare ai tuoi compagni?
“Quello di non mollare mai, di lottare su ogni pallone, di essere convinti dei propri mezzi. Anche quando si è in difficoltà, bisogna reagire e sapere che si è forti, pure se stai affrontando una delle grandi squadre che possono sovrastarti: non bisogna mai avere paura di nessuno. Se l’anno scorso il Bologna è partito per vincere il campionato e doveva provare ad aggiudicarsi ogni partita, quest’anno le partite importanti saranno quelle contro le squadre alla nostra portata: quando incontreremo le grandi del campionato, bisognerà scendere in campo sapendo che non c’è niente da perdere e convinti di poter fare la nostra partita, poi magari succederà come a me l’anno scorso con la Sampdoria, quando siamo riusciti a vincere a San Siro col Milan disputando una grandissima partita. Contro queste squadre, non essendoci niente da perdere, puoi provare a rischiare qualcosa di più e a volte sembra che venga tutto più facile”.

Il calendario propone subito una serie di sfide impegnative.
“Bisogna incontrare tutte le squadre, quindi non c’è nessun problema: andiamo a giocare queste partite cercando di mettere gli avversari in difficoltà e di sfruttare le nostre caratteristiche. L’importante è scendere in campo senza paura di essere messi sotto dal primo al novantesimo. Sicuramente l’esordio a San Siro alla prima di campionato non è facile, ma si va a giocare la partita, poi sarà quel che sarà”.

Quale sarà la stella del campionato?
“Tutti si aspettano da Ronaldinho qualcosa di straordinario. Poi ci saranno i soliti nomi: Kakà, Del Piero, Totti, gente che fa sempre la differenza”.

Vedi una “stellina” anche nel Bologna?
“Io credo che il Bologna innanzitutto debba puntare sul gruppo, sull’entusiasmo, sulla voglia di fare. Ci sarà poi il giocatore che si distinguerà, magari perché farà più gol degli altri, ma l’importante per una squadra che si deve salvare, coma la nostra, è che il gruppo vada tutto dalla stessa parte: ci saranno dei momenti difficili ed è lì che deve uscire la forza del gruppo. E il Bologna che sta nascendo ha proprio questa voglia di creare un gruppo”.

Categoria: Basket
 

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