Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Il capitano della Virtus Gui Giovannoni ha etichettato il suo finale di gara domenica a Milano come il migliore della sua carriera. Non sappiamo se sia veramente così, ma ciò che è certo è che l’importantissima vittoria bianconera è di certo passata pesantemente dalle mani del giocatore brasiliano. Il ricordo della sua prestazione forse passerà, ma probabilmente non si dimenticherà presto ciò che la sua prova (insieme a quella dei compagni, è chiaro) ha portato alla Virtus: cioè l’aver vinto su un campo difficile, dove passeranno in pochi (come ha giustamente ricordato a fine gara coach Pasquali), risalendo da un pesantissimo -22, e, soprattutto, che la Virtus è nel ristrettissimo gruppo che, dopo 2 sole giornate, ha mantenuto l’imbattibilità. Altre grandi presunte (Treviso, Fortitudo, Avellino, la stessa Milano) non ce l’hanno fatta: ed anche se è ancora prestissimo per smazzare qualsiasi giudizio, è certo che queste partite contano davvero tanto quando le vinci. Per il morale, e quindi per la crescita di squadra. Tutto perfetto, quindi? No, in verità. Bisogna analizzare, ad esempio, perché la squadra sia finita travolta fino al -22. Bisogna capire anche perché i lunghi abbiano prodotto una prova così incolore: 2 punti a testa per Ford, Arnold e Chiacig è roba da retrocessione, non da quartieri alti. E non ci si può sempre attendere che gli esterni (perché anche Giovannoni lo è, non dimentichiamolo) producano ogni volta 64 punti dei 70 totali, vale a dire il 92% dell’intero fatturato. Gioire è quindi giusto, ma bisogna ancora crescere. Anche perché San Giovannoni non potrà sempre fare il miracolo.

Categoria: Basket
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.