Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

DIFFICILMENTE, nel terzo millennio, le crisi delle squadre di basket sono di natura tecnica. A parte il caso, raro, in cui un allenatore chieda follìe tattiche ai suoi giocatori. Ormai si gioca, quasi, tutti uguali, perché la legge Bosman ed il mercato aperto hanno trasformato l’evoluzione in omologazione. Rendendo gli allenatori carne da macello (ed anche per questo, tatticamente, sono ancora più prudenti); ed i giocatori molto potenti, avidi se fan bene, costosi se fan flanella. Lo squilibrio è palese e la vicende di casa Virtus non si sono sottratte alla regola imperante. A meno che la società non sia corpo unico con l’allenatore. Non qui, evidentemente. Il basket delle porte girevoli ha bruciato i tempi delle decisioni; però con i cambi si guadagna tempo. Claudio Sabatini di recente non ha mancato di mandare in tribuna rei o meno confessi. Non stavolta, ad esempio con un Jamie Arnold dal rendimento/atteggiamento a picco, al di là del numeri. E’ sotto gli occhi di tutti, certamente molto di più dei possibili errori tecnico/tattici di Pasquali. Ma Arnold viaggia sul milione di dollari quindi è un capitale/investimento della società, duro da ricollocare sul mercato. Pure se, trascorse le 5 gare, non costa più un visto e Milano è a caccia di un 4 importante, ma ora pare che tagli Katelynas prima di Hall. Sia chiaro: Arnold, oggi salvo, resta il primo sul registro degli imputati di Sabatini. Tocca ora a Boniciolli capire se il suo problema era Pasquali, oppure se Arnold è un problema per altri. Palese lo screzio con Boykins nella disfatta di Pesaro; ed Arnold, difensore rivedibile, molle in trasferta, ha pure portato via il posto al capitano, Giovannoni, l’eroe tutto cuore del Forum. E se il capitano si sbatte, accettata la panchina, è dovere di tutti emularlo. Andiamo oltre. In due mesi di Italia, Boykins ha mostrato tutti i suoi volti. A tratti devastante, altre volte ambiguo, se non rinunciatario, in confusione. Se non può correre, le difese, schierate e fisiche gli annebbiano le linee di passaggio. A Pesaro, Van Rossom l’ha mandato in tilt. Contro Avellino, Best lo ha buttato fuori dalla gara. Possibile? Certo, Travis è arrivato qui col dente avvelenato, pure se non dava l’idea. Un anno ha fatto i numeri, quello dopo ha salvato la squadra, per restare il terzo gli hanno chiesto di sforbiciare le richieste. Per poi inseguire Booker e alla fine prendere Boykins per il triplo dei soldi. Che li meriti, dunque. Tocca a Boniciolli scavare nell’uomo, prima che nel giocatore, che ha mostrato chiusure alle critiche. O in Ford, passato da 11.6 rimbalzi di media (prime 3 gare) a 5.5 (ultime 2). E capire cosa non funziona in Righetti, valutato unico italiano da quintetto. Di quello dell’anno scorso si sono perse le tracce (25% da 3, contro il 39), eppure 18′ di media non sono pochi per mostrare ad alto livello cose buone, anzi le migliori, selezionando le scelte ed aspettando il proprio momento. Il nuovo skipper è Boniciolli, il tattico è Zorzi: se sono saliti a bordo del Bounty lo capiranno presto. E chiederanno ai reprobi di cancellare quel nome sulla poppa. Per fare regata di testa servono pure mozzi, ma ce ne sono in questa Virtus? Prima del passo avanti, c’è la sensazione ne servano alcuni indietro. Di squadra.

Categoria: Basket
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.