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Non è stata certamente la Mens Sana dei sogni, quella che accoppia cuore e testa, cervello e fegato, insomma l’intero atlante anatomico, a denudare il pret-a-porter virtussino per portarsi a casa la prima Coppa Italia. Nulla contro le otto della Virtus, ma nella minore storia senese anche la singola coccarda ha un peso specifico altissimo. Vince al pelo, non senza polemiche, da favorita, dopo la Supercoppa azzanna il secondo trofeo dell’anno e aspetterà ora di proseguire una stagione che le potrebbe pure regalare il quarto sigillo tricolore. Perché, se in Europa Siena è una delle buona ma non la più grossa, in Italia comanda lei. Anche quando non è al massimo, anche quando nel finale il doppio palleggio di Boykins e il contatto non sanzionato su Vukcevic hanno scatenato le ire di chi era presente. Sedicimila occhi han visto, sedicimila mani bianconere han battuto sperando in un altro esito. Ma oggi doveva essere il D-Day biancoverde che la sua gente attendeva da sempre, almeno da quel 2002 quando fu proprio la Coppa Italia sulla Mens Sana l’ultimo trofeo vinto dalla inarrivabile Kinder. E pareva che tutto il palasport soffiasse nelle sue vele improvvisamente uscite da una tragica bonaccia lunga sette anni. La storia, dunque, è tornata a tingersi di bianco e verde, complice pure la serata di Domercant, non si sa se più epica o gloriosa. Di sicuro, vista dall’altra trincea, il boia, quando sull’ultimo sorpasso Virtus a 1’09” ha messo il gol partita. Così crolla la Vu Nera, confusa e infelice a cercare la formula alchemica per mettere sotto questa Siena che rinasceva sempre grazie ai lunghi dinamici: Stonerook anche lui fra i migliori. Tra i più bianconeri, invece, bene Langford e Boykins, mentre fra i soliti Ford è stato il più inespresso. Quando la bella gente della Futur si mette comoda, c’è il minuto di raccoglimento per Candido Cannavò poi Sato fa subito gol ma di qui, tranne un 6-9, per tutto il primo tempo comanda la Mens Sana. Gioca meglio, tira peggio, ha più testa. E si fa pure inseguire, non solo nel punteggio, ma pure nelle scelte tattiche: passivamente, adattandosi per l’ansia che scappino i treni (40-29 al 17°). Mentre Boniciolli mette i suoi cavalli da corsa, Pianigiani risponde col quintettone robusto (8 rimbalzi in più) e anche in tutti gli altri duelli ogni uomo in nero regala centimetri e chili al dirimpettaio in bianco. Così, nonostante la prova di Langford, al +6 del thè, la Montepaschi arriva con la coppia d’area Stonerook-Eze: e la Fortezza le va dietro, col duo in sordina Ford-Terry. Raccontata così, sembra roba da scacchiera, e invece è una gara che corre, pure troppo forte, sul pavimento. Al rientro Bologna parte con una serie agghiacciante di boiate, Siena ha più mira, ma gode a rimbalzo, anche più del previsto: la Virtus manco quelli all’altezza della virilità, acchiappa. Però in attacco è tre volte meglio, e quando a metà dell’ultimo quarto mette avanti il naso (+1), la serata porta la scarica: errori di Kaukenas di Vukcevic e Giovannoni con l’avversaria sempre lontana. Poi, contro la 3-2 virtussina, non è solo sparatoria: in entrata ci sono varchi ignobili, Domercant fa bottino col passo e tiro. Insomma, quasi solo Siena, mentre Bologna è appena viva ma non ricomincia, nemmeno con 4” e il colpo in canna del possibile ko. E’ quel che basta per svaligiarla.

Categoria: Calcio
 

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