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La Fortezza Bologna – Air Avellino 71-78 (17-25, 36-49; 58-59)

LA FORTEZZA: Ford 12 (4/6), Koponen (0/2 0/1), Blizzard 3 (0/2 da tre), Arnold 9 (3/8 0/1), Righetti 5 (1/1 1/1), Boykins 19 (4/9 1/2), Giovannoni 3 (0/3 1/1), Baldi Rossi ne, Chiacig, Langford 13 (5/8 1/3), Malagoli ne, Vukcevic 7 (2/4 1/1). All. Pasquali.

AIR: Warren 18 (5/7 2/5), Radulovic 3 (0/1 1/3), Porta (0/2 da tre), Best 15 (3/5 1/1), Cinciarini 8 (1/3 2/2), Crosariol 7 (3/3), Lisicky ne, Napodano ne, Tusek 8 (1/3 2/7), Williams 8 (3/4), Diener 11 (3/4 0/1), Roman (0/1 da tre). All. Markovski.

Arbitri: Facchini, Duranti, Quacci. Tiri da due: LaF 19/41 (5/12 da tre), Air 19/30 (8/22 da tre). Tiri Liberi: LaF 24/53, Air 27/52. Rimb.: LaF 26, Air 32. Ass.: LaF 7, Air 10. Spettatori: 7548.

Un giorno qualcuno ce lo spiegherà, il doloroso mistero agonistico per cui si perde, in trasferta, brutalizzati da oltre trenta punti, e non ci riesce a rialzarsi nemmeno una settimana dopo. Intanto, nell’attesa, tocca registrare anche questa. L’Air fa sua la gara dei tre ex, contro una squadra che fa quel che può. Anzi meno. Certo, l’Air addormenta il ritmo (ma sarebbe la Fortezza quella che deve correre), sfrutta i rimbalzi e una gara così la si sfanga in regia più con l’impeto naif di Warren che con il caos di Porta, La Vu le oppone tanto Boykins, ma solo Boykins. Uno sfacelo i registi, un budino i pivot, schioppi scarichi per i tiratori: soprattutto alla fine, quando, belli liberi, la partita che i bianchi non vogliono vincere gli passa davanti come l’orso al tiro a segno. Pali e ferri, ferri e pali. Ko nella serata della redenzione post Pesaro, c´Ã¨ poco da strologare se meglio o peggio. Contabilmente conta poco, perché son solo due punti alla quinta di andata, spiritualmente forse di più. Il racconto non è la cronaca di un dominio. Ci sono subito i fiotti di Arnold, e Righetti, i più attesi al riscatto dal pubblico di fede amica, c’è il Warren bipartisan che si mimetizza bene anche in difesa (10-12 al 5°) e c’è pure Ford dentro l’area a dare una mano grande. Dopo la partenza sprint per oltre 2 minuti nessuno segna, Bologna arranca già nel primo quarto, finisce anche 10 lunghezze, e nemmeno si rianima nel secondo, quando anche Williams, dentro l’area, manda a scuola tutti, facendo girare la boa del 15° con un nuovo +11 verde. La difesa di casa perde colpi, Pasquali perde la pazienza e subisce, anche con una tripla di Cianciarini, 5 punti nati da una mancata difesa. Grazie a Best la fuga irpina tocca 16 lunghezze: 29-45 al 18°, la rimonta bolognese arriva a 13 punti. Ford da sotto, poi Langford e Boykins con due percussioni ristabiliscono le distanze e che siano quelli più veloci sottolinea il tema dominante (44-49 al 25°, Avellino a secco per oltre 3’ e solo +1 all’ultimo pit stop). Dal ventre dell’ultimo quarto rientra invece un’altra squadra, quella vera: Warren svelle di tutto, Diener infila corridoi, Tusek mostra mani gentili nei suoi agguati silenziosi. Bologna tuttavia sale ancora a -1. Avellino dovrebbe fare il pieno d’orgoglio. Ci va solo vicino. No, lo fa proprio. Con Warren l’Air scappa definitivamente (+6 al 38°). A passi lunghi verso questo strambo campionato, luogo di ambizioni e desideri, i colpi finali di Best lasciano giù per le scale La Fortezza, che vanterebbe altre voglie. Chi vivrà vedrà. O, sperano qui, verrà.

Pasquali: «Dovevamo interpretare il primo tempo come il secondo, forse ci manca un po’ di esperienza quando affrontiamo squadre di questo talento. Mi tengo la reazione del secondo tempo, con la difesa che ha lavorato bene. In attacco però troppa confusione, forse figlia dell’ansia di essere sotto in casa. Ma questo lo dobbiamo imparare in fretta, perché il campionato incombe e dobbiamo recuperare al più presto. Io devo capire cosa è meglio e come, con tutti i giocatori, per capire cosa questi possono fare nella squadra: chi è pronto per prendersi responsabilità e chi no. Abbiamo provato a vincere, forse è mancata un po’ di fortuna, loro sono una buona squadra che ha saputo anche mettere canestri fortunosi in alcune situazioni. Ora torniamo in palestra, con buona volontà, cercando di capire dove migliorare e farlo insieme. Solo così possiamo uscirne fuori, imparando a migliorare le interpretazioni della partita. Alla fine ho provato a giocare con cinque piccoli, provando a pressare e prendere falli, le cose non sono andate per il meglio».

Categoria: Calcio
 

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