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Due vittorie in sette giorni, secondo le speranze, giocando pure senza Arnold e con uomini che avevano serenamente solo bisogno d’un po’ di tranquillità: ciò detto la Virtus mantiene un bilancio più roseo di quanto forse prevedesse. Festeggiare a Cantù è stato un colpo importante, ma non fondamentale, con un gruppone dietro Siena che comunque dice ancora bene alla Vu Nera. Ci ha vinto, nel vecchio prefabbricato di Cucciago, con l’epiche gare di Boykins e Ford (doppia doppia come Langford). Di là invece solo Rich ha tirato un gruppo apparso spesso in riserva, nonostante le folate in velocità e qualche sprazzo difensivo. Bene, dunque, specie in catini bollenti come questi. Anche perché quello della sofferenza è un luogo ormai familiare per questa Virtus nuova e lunga, anche perchè la lotta per levarsi ogni scimmia (ed ogni l’alibi) della doppia sconfitta alla lunga avrebbe procurato cattivi pensieri. La partita viaggia su ritmi mai alti: dopo l’unico vantaggio Virtus nel primo tempo (0-3), Rich è bravo e tenace, Blizzard invece pare uno con in tasca il foglio di via, nemmeno si sbatte e pure Ford è inservibile. Quanto a Langford, ha tutti gli occhi addosso della difesa ma qualcosa combina (24-14 l’avvio così così di Bologna), ma è sansone contro troppi filistei e deve presto accomodarsi tra le macerie del tempio. E’ vero, siamo qui in tanti ad attendere la reazione della Virtus, Boniciolli (un grillo in panchina) e gli stessi Forever Boys con occhi più attenti degli altri. Dopo il primo pit stop La Fortezza finalmente capisce tutto subito. In 2’ fa piovere un 8-2 con più contropiedi che palle sotto: pareggio di Boykins a quota 27, per il morbido avversario è troppo. Reazione in tre mosse: reagisce ancora il solito Rich (perfetto dal campo), reagisce Toure, agevolati anche da una difesa a birilli (39-31 al 18°). Che poi la truppa biancoblu non abbia poi saputo capitalizzare il suo miglior momento a cavallo dei due quarti è un altro discorso. Al thè Bologna non aveva fatto quasi mai gol, 3/9 dice il foglio da tre, con 10/24 da due e pure cinque palle perse in più. Insomma, al ritorno in campo basta l´attacco di ospite, in cui Boykins inietta i primi assalti, poi Righetti, che ormai dall’arco tira ad occhi chiusi, un letale tre per tre (24-4 bianconero un’apoteosi). E pazienza se la dietro ci s’affanna il giusto e se per vedere un tiro costruito per i lunghi si sia dovuto attendere oltre un quarto. La prova di forza passa per percentuali sontuose, corse svelte, tiri comodi. Cantù si trova sotto di 13 all’ultimo intervallo, contro gente che da tre tira col 40%, ma saranno anche 20. Ford e Langford sono allora la polizza più sicura per tentare una partita di forza. La definitiva caduta canturina, in un match a quel punto molto più vistoso, è stata poi firmata dalle sfuriate di Vukcevic: impossibile reggergli nell’uno contro uno. Sipario.

Categoria: Basket
 

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