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Renato Pasquali, partiamo con le pillole dal ritiro. «C’è buona predisposizione al lavoro, la gente si ferma cinque minuti in più al campo invece che cinque in meno. Mi sembra stiano bene insieme, ma non siamo ancora al vincere o perdere. Senza stress è tutto facile».
Come si allena questa squadra?
«La sto studiando. Vorrei capire presto cosa piace fare ai giocatori, adeguando così lo stile. Faremo transizione, ma certo non 40′ a partita».
Ora c’è un certo Earl Boykins. Cos’ha cambiato, dopo due allenamenti?
«Il ritmo. E ovviamente la qualità. Blizzard è venuto a dirmi la sua gioia per aver avuto finalmente dei tiri aperti da tre punti, Arnold venerdì ha tirato cinque triple facili in mezzora mentre la settimana scorsa, senza Earl, non ne aveva tirata nessuna in sette giorni. Boykins, e anche Langford, sono quelli che ci danno profondità e versatilità».
È la squadra più forte che abbia mai allenato?
«Da capo allenatore, sì. Ma anche a Kiev, l’anno di Greer e Chikalkin, non eravamo male. Conta soprattutto la personalità. Nei gruppi dove non si discute mai, nei momenti cruciali si fatica: chi prende le responsabilità? Meglio gente con le palle, e con un po’ di sana e positiva tensione».
Ci si chiede se tutta questa ricchezza non le metta addosso troppa pressione.
«In carriera, spesso ho allenato squadre in lotta per la salvezza. E regolarmente andavamo ai playoff, compiendo un salto avanti notevole, come quello che deve fare la Virtus partendo dalla posizione raggiunta l’anno scorso. A Kiev dovevamo stare in vetta, abbiamo vinto un titolo, giocato una finale e partecipato a due Final Four di coppa. Non è la prima volta che ho obiettivi precisi».
Però l’ambiente Virtus se qualcosa andrà storto tenderà a farsi venire l’ansia. In tribuna come in parterre…
«Capisco benissimo l’allusione. La ricetta è avere equilibrio, qualche settimana difficile ci sarà e andrà superata. Guardate come l’anno scorso Siena è stata in grado di lasciarsi alle spalle la delusione di Coppa Italia. Se la società è un supporto e non si fa spaventare, cadendo nell’insicurezza, le “crisi” passano».
Il «diktat»?
«Partire bene. Le aspettative possono essere un’arma a doppio taglio: c’è poco tempo, bisognerà far vedere subito che qualcosa funziona».
Se le dico Pianigiani, cosa pensa?
«Un coach capace di capire subito il suo ruolo e di dare l’atteggiamento mentale, oltre che tecnico, giusto alla sua squadra ».
Repesa.
«Ama plasmare le sue squadre. E ormai è molto esperto».
Sakota.
«Lo conosco poco, il pedigree è di tutto rispetto ma non basta per imporsi. A volte il passato già scritto non ritorna, conta solo il presente. Di sicuro è uno capace».
Bucchi.
«L’ho visto crescere, dieci anni fa era bravo, ora è bravo ed esperto. Ha aggiunto personalità ».
E lei che Virtus ha ritrovato, quindici anni dopo?
«Non è la stessa di allora. Questo club ha una sua struttura, un suo stile, un suo organigramma. Per molti aspetti è diversa, non per questo inferiore. Ho vissuto direttamente l’epoca di Cazzola: era uno che si fidava dei collaboratori, che aspettava prima di trarre conclusioni. Oggi c’è Sabatini che dopo tanti anni di esperienza ha capito bene come funziona. È stato giusto che abbia messo il becco sul mercato, ma non ha mai forzato la mano».
L’estate 2008 ha visto tanti club rinforzarsi smodatamente. Si vede che è la stagione che assegna le licenze d’Eurolega…
«Quello è un motivo del rigenerato entusiasmo. Avremo un campionato più bello e più competitivo. Tutti sperano d’aver fatto l’investimento giusto, per entrare in Eurolega e avere in futuro i ritorni. I primi quattro posti sono l’obiettivo nostro e di molti altri. Abbiamo puntato su giocatori già pronti per limitare le sorprese negative e puntare ai vertici».
A giugno Pasquali sarà contento se?
«Se saremo stati competitivi fino in fondo in campionato, Coppitalia e EuroChallenge».

Categoria: Basket
 

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