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A Caserta, la Virtus ha visto interrompersi una striscia di quattro vittorie consecutive in campionato e sette in assoluto. Ed ecco almeno sette motivi di riflessione scaturiti dalla partita persa in Campania.

1) SUPERFICIALITÀ – La Virtus ha giocato una partita un tantino presuntuosa e superficiale. E’ arrivata a Caserta come la squadra che perdeva meno palloni in tutta la serie A e ne ha persi ben 29, ovvero 14 in più della media stagionala. Non tutti – anzi – sono stati forzati dalla difesa dell’Eldo. Ci sono state infrazioni di passi, palleggi irregolari, falli in attacco inutili e anche passaggi sbagliati di sana pianta. Earl Boykins è stato il caso più clamoroso. Aveva perso 25 palloni in nove gare, meno di tre a partita. Ne ha persi 10 a Caserta elevando la media a 3,5 per partita. Caserta ha riempito l’area e lui ha caricato a testa bassa come nei primi tempi italiani. A Roma aveva perso sette palloni ma dato via sette assist. A Caserta 10 palle perse e un solo passaggio smarcante.

2) SHARROD FORD – Per la prima volta non è partito in quintetto e non ne ha tratto beneficio. I minuti sono una conseguenza del rendimento svagato, delle palle perse (sei, primato stagionale), dei falli ingenui, ma ad esempio non dei rimbalzi (ben nove nonostante il minutaggio ridotto). Non tutti i giocatori, specie americani, rispondono all’utilizzo dalla panchina come Langford.

3) LA DIFESA – Per contenere Horace Jenkins (negli ultimi due anni è 3-0 contro la Virtus, 67 punti in tre partite), il coach Boniciolli ha spostato il suo difensore preferito, Keith Langford sul playmaker casertano nel finale, ma così si è esposto nella marcatura di Boykins su Di Bella, che poi ha deciso la partita.

4) GUI GIOVANNONI – Nelle tre gare di campionato precedenti aveva segnato 14 punti complessivi. A Caserta è rimasto all’asciutto nonostante la partenza in quintetto e i 21 minuti di impiego. Da quando è alla Virtus è il suo terzo zero. Ne fa uno stagione, quindi in teoria si è tolto un peso. Ma per ora il capitano è stato solo occasionalmente il giocatore che conosciamo. Rispetto all’anno scorso sta perdendo quattro punti a partita e il 29,2% da tre è la media peggiore della sua carriera.

5) L’UTILIZZO DI ARNOLD – In una gara in cui Giovannoni fa zero, è strano che Jamie Arnold abbia giocato un minuto in meno del brasiliano. Nel quarto periodo Arnold è stato il migliore della Virtus, dato positivo in prospettiva ma che alimenta qualche rimpianto.

6) IL SECONDO PLAYMAKER – Con Petteri Koponen utilizzato solo in combinazione con Boykins, alla Virtus manca il cambio dell’americano. E’ vero che la perdita di Blizzard ha favorito gli esterni ma quando uno dei tre sbaglia partita (a Caserta, è toccato ad Alex Righetti), Vukcevic deve essere utilizzato principalmente da esterno e non da regista (che peraltro va in sofferenza se aggredito). Di qui nascono i 38 minuti di Boykins. Eccessivi viste le palle perse e forse logoranti come direbbe la difesa inconsistente su Di Bella negli ultimi tre minuti.

7) STANCHEZZA – La Virtus di Caserta è sembrata stanca. Può starci con un calendario fitto di impegni, viaggi, due partite finite al supplementare e tutte le altre – tranne Cantù e derby – vinte in volata. Restano 10 giorni, da qui a Natale, per vincere due gare interne di campionato (Teramo e Ferrara) e chiudere i conti in Eurochallenge. Poi Boniciolli avrà 10 giorni di stop prima del big-match di Siena per ricaricare il serbatoio delle energie. Ne ha bisogno.

Categoria: Basket
 

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