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Com’era largamente atteso, la Virtus è uscita dal Pianella di Cantù con le ossa rotte, un -16 pesante ma, oltretutto, bugiardo, dal momento che i canturini, prima di tirare i remi in barca, avevano comodamente sfiorato addirittura il +30. Una non-partita, insomma, come se Virtus e Cantù fossero a tutti gli effetti squadre di mondi diversi. Ed è questa, se vogliamo, la notizia della giornata: a far apparire la Virtus piccola piccola, stavolta, non è stata Siena, con i suoi progetti ben radicati e notevolmente costosi, non è stata Milano, che per l’ennesima volta si è svenata sul mercato per raggiungere l’eccellenza. A far apparire le V nere come una squadra di seconda o terza fascia è stata Cantù: che, con tutto il rispetto, è costata addirittura di meno della Virtus. Quindi, qui non si tratta di andare, da piccoli Davide, contro il gigante economico Golia: evidentemente, altrove basta programmare un minimo, e soprattutto non ribaltare ogni estate la squadra come un calzino, per ottenere risultati del tutto più soddisfacenti. La chiave, in fondo, è tutta qui: i brianzoli hanno confermato tutti i giocatori della scorsa stagione, resistendo alle offerte di vari club (Virtus compresa), e i risultati si vedono, mentre la Virtus, dell’anno passato, ha salvato solamente Koponen e Sanikidze. Un po’ poco, va da sè, per poter riempirsi la bocca con la parola “progetto”: soprattutto se, come nel caso dei bianconeri, lo scorso ribaltone estivo non è stato un evento fuori dall’ordinario ma, purtroppo, la normalità, estate dopo estate. Se pure Cantù, senza spendere granché, appare di un altro pianeta, la differenza sta tutta qui.

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