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Com’è catalogabile, sinora, la stagione della Virtus? Guardando i meri dati statistici, che recitano 20 punti in classifica con 10 vittorie e 9 sconfitte, verrebbe da dire “senza infamia e senza lode”. Senza infamia, certo, perché i bianconeri nonostante tutto sono al 4° posto in classifica, posizione del tutto onorevole e, a un certo punto, pure insperata, soprattutto alla luce del terremoto interno causato dalla fuga di Marcelus Kemp. Pure, però, senza troppe lodi, perché è vero che decisamente c’è chi sta peggio (ad esempio Roma, costata il doppio ed arenata al 7° posto, o peggio ancora Treviso, scivolata addirittura in 14esima posizione), ma è ugualmente vero che la soglia del 50% di vittorie è un po’ poco, per una formazione costruita con grandi ambizioni ed inserita in un campionato in cui sinora quasi tutti (a parte Siena e Cantù) stentano giornata dopo giornata. Lo scorso anno, nell’identico momento di stagione, la Virtus ballava tra il terzo e il quinto posto, quindi più o meno andava come adesso: con, però, la non disprezzabile differenza che allora la formazione bianconera aveva 24 punti in classifica, che significava 12 vittorie e sole 7 sconfitte, contro il bilancio attuale quasi in parità, con 10 successi e 9 stop. Questo potrebbe significare che la stagione corrente rappresenta, in effetti, un passo indietro: con gli innesti di Winston, di Kemp prima e di Rivers poi, di Amoroso e Poeta, di Homan, e pure la sudata e fondamentale conferma di Koponen, ci si poteva insomma lecitamente attendere qualcosa di più. Qualcosa che ora la banda di coach Lardo dovrà per forza dare nell’immediato futuro: che significa Caserta domenica, e poi Montegranaro e Varese. E’ da questi appuntamenti che, con tutta probabilità, dipenderà il futuro bianconero.

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