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EARL Boykins ha giocato una pessima gara 3 a Treviso, dopo una gara 1 in chiaroscuro e, in casa, un’ispirata gara 2 a Casalecchio. Va e viene come tanti, o forse tutti, nei play-off. Non va o viene abbastanza per quanto è stato pagato, o quanto ci s’aspettava da lui, d’accordo, ma questi conti sarebbe meglio farli alla fine, consegnandogli un ormai scontato foglio di via, e pure lì con toni più bassi. Quelli che invece alla Virtus non usano, soprattutto in corso d’opera: e detto che, in qualsiasi società, uno che parla forte è duro da marcare, se diventano due addirittura stravincono. Sabatini è una costante, ormai pluriennale, di questi show irruenti e gratuiti, dispensati a botta calda al fascino, evidentemente insostenibile, di microfoni e taccuini. Boniciolli è un estremista della parola che spesso dilata per spettacolarità verbale e acrobazia dialettica, di fatto però fracassando concetti ed equilibri delicati. Di solito, lo sport azzera e anche stasera si dovrebbe ripartire senza ammaccature: o non vedendole, che è cosa diversa che esser certi che non ci siano. La squadra è discretamente a pezzi, serve che remino tutti, per il poco o il tanto che possono. Il lusso di tirare lo sciacquone in questa Virtus non è concesso. Boykins era stato orrido fino a pochi minuti prima le filippiche del PalaVerde (dove il patron ha tolto il coperchio e il coach sistemato poi la risaputa sfilza dei conti pregressi), ma potrà (o dovrà) essere il leader di una Virtus che stasera avesse ancor voglia di inseguire qualcosa. C’è lui ai comandi, o va lui o non va nessuno, almeno finché Koponen non dimostrerà che, di sola giovanile freschezza, potrebbe un bel dì sfrecciare fra i protagonisti bolliti che questa serie potrebbe sfinire: dopodiché, qualche domanda a chi ci ha smazzato mezzo milione per far battutine sui panini da mangiare in Fortitudo andrà pur fatta. Tutto questo, però, finito il campionato, visto che, finché si gioca, quelli che hai te li tieni, li sopporti, ci convivi, e fai pure finta di volergli bene. Come farà stasera, laicamente, Boniciolli, cercando di cavar sangue da tutte le sue rape, nano compreso, e ignorando una scomunica infelice perfino nella sua formulazione, perché il permesso di lasciar fuori Boykins nemmeno esisterebbe, in una squadra normale, dove qualsiasi allenatore decide, per banale incombenza di compiti, chi gioca e chi guarda, senza ricevere deleghe padronali. E pure qui, non ci si smuove dal solito punto: ad azzeccarne una sì e una no, quando va bene, non c’è mica solo Boykins, alla Virtus.

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