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Ogni allenatore vede il basket a suo modo, persino quando i giocatori sono gli stessi. In fondo è stata questa la grande scommessa di Claudio Sabatini nel momento in cui ha deciso di sostituire Renato Pasquali con Matteo Boniciolli (a proposito ieri Avellino non era in Lega quindi l’argomento della scrittura con il club irpino non è stato affrontato). Stessi giocatori, diverso allenatore per avere come conseguenza risultati migliori. Diciamo pure per cominciare con onestà che la Virtus ha giocato contro Rieti una partita modesta, tranne qualche fiammata. E’ possibile che la qualità espressa domenica scorsa non sarebbe bastata contro l’Avellino della settimana precedente. Dunque, meglio non illudersi. Lo stesso Boniciolli dopo la gara ha confessato che «resta moltissimo da lavorare». Al nuovo tecnico è piaciuto l’atteggiamento e la forza di non spegnersi quando Rieti comandava ritmo e tattica e il tiro da fuori non entrava mai. Ma intanto qualcosa ha cambiato.

VUKCEVIC – L’idea di Boniciolli è aumentarne il peso specifico dentro la squadra. Per dare un’idea: gli esterni sono tutti tornati in panchina dopo periodi negativi, lui ha giocato 26 minuti nonostante le medie di tiro deludenti. Anzi Boniciolli ha raccontato di aver chiesto alla squadra in un time-out di continuare a servirlo «perché era in ritmo». Dalle cifre non traspariva anche se un paio di triple sono state beffarde ma alla fine un canestro da tre importante Vukcevic l’ha messo.

PLAYMAKER – La novità più rilevante nell’utilizzo degli uomini è che Boniciolli ha scelto di usare Vukcevic come cambio di Boykins. Pasquali usava Koponen e quando non si è fidato del finlandese ha sempre optato per Blizzard. Boniciolli ha deciso di fare quello che Attilio Caja faceva a Milano. Mettere la palla nelle mani di Vukcevic. E’ successo a tratti anche con Boykins in campo. E’ una mossa che anche Pasquali aveva adottato in qualche momento ma con Koponen accanto all’americano, mai con Vukcevic.

ROTAZIONE – Complico l’assenza di Jamie Arnold, Boniciolli ha utilizzato nove uomini anziché i regolari 10, ma Brett Blizzard, spento in attacco, è rimasto in campo 11 minuti, Petteri Koponen è entrato nei primi sei minuti di ripresa per dare un po’ di energia alla difesa (missione compiuta) e Keith Langford non è entrato nel secondo tempo. «La mia idea – dice Boniciolli – è che quando hai questi roster enormi rischi di preoccuparti di accontentare tutti invece è meglio avere sette giocatori contenti e tre arrabbiati. Quelli arrabbiati si alleneranno meglio in settimana e daranno di più perché la storia non si ripeta». I minutaggi potrebbero cambiare di gara in gara specie con l’Eurochallenge che comincia tra una settimana. La sensazione è che oggi Boniciolli si fidi di Vukcevic e Righetti (il primo usato 26 minuti con 1/7 da tre, il secondo ha giocato 29 minuti senza segnare un canestro dopo il primo quarto) più che di Blizzard e Langford. Normale: sono i due che conosce meglio e Righetti è uno dei fedelissimi dell’anno magico di Avelline. Per la verità anche Pasquali aveva vinto a Milano rinunciando a Koponen ma finora gli spazi erano stati ripartiti con equilibrio. Domenica Vukcevic, Righetti, Chiacig e Giovannoni hanno fatto il top stagionale di minutaggio; Blizzard, Langford e Ford il minimo. Il caso di Giovannoni è stato ovviamente influenzato dall’assenza di Arnold e quello di Ford dai falli. Il che non toglie che nel quarto periodo non abbia giocato.

Categoria: Basket
 

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