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Qui non ci si annoia davvero mai, questa è la verità. Ringraziano i giornali, che non devono arrabattarsi più di tanto per trovare qualcosa da scrivere, e ringrazia bolognabasket che ogni giorno sembra aumentare i propri contatti (e la redazione si inchina in ringraziamento). Magari, però, i tifosi preferirebbero per una volta poter passare una settimana di calma e tranquillità, però, anche perchè il caso del momento passa da una squadra all’altra, quasi incurante di quanto non dica il campo. Ci eravamo lasciati con Sacrati che annunciava l’arrivo degli Americani, prima di aver discusso di Pasquali vs Boniciolli, e ora ovviamente è il turno della Virtus, per la giusta regola dell’alternanza.

Le cose, agonisticamente parlando, tanto male non vanno: a Cantù c’è stata una prova di forza, nel secondo tempo, che dimostra cosa potrebbe fare la V nera una volta trovati i giusti accorgimenti tecnici, e le giuste gerarchie. Poi è chiaro che a Boniciolli piacerebbe avere il suo settore lunghi in pace, cosa che tra le bue di Arnold e Chiacig non sembra attualmente possibile, ma soprattutto gli sarebbe piaciuto evitare l’affaire-Blizzard, che ha fatto passare in secondo piano la vittoria (soffertissima, e in controtendenza rispetto a partite fatte di inizi loffi e grandi rimonte) eurocasalinga con Ostenda. Difficile capire cosa ci possa essere sotto, tra una Se mi lasci non vale e una richiesta radiofonica di rappare su Champagne per te che già eri di un altro: Brett non è mai sembrato un piantagrane, ed è normale che in una nuova gestione tecnica l’allenatore debba prima affidarsi alle sue certezze, prima di conoscere uno ad uno tutti i suoi effettivi. Ma chiedere l’addio, dopo due anni e mezzo, al primo stormir di fronde panchinistiche, è sembrato eccessivo, pur riconoscendo al giocatore che, con le finestre di mercato, si va di ora-o-mai-più. E la schietta conferenza stampa del coach, a raccontare di lettere poco tempestive da parte di agenti non contenti dell’utilizzo del proprio cliente, chiude la porta a qualsiasi ripensamento: dalle dichiarazioni di questi giorni Blizzard non ne esce particolarmente bene, alzando bandiera bianca alla prima difficoltà apparente, ma la verità di cosa possa essere capitato negli inviolabili confini dello spogliatoio, in fondo, la sanno solo loro. Più spazio per Koponen, quindi, più minuti per Righetti nel preferito ruolo di guardia, più fiducia ad un Vukcevic portato su un palmo di mano da Boniciolli: c’era traffico nel settore esterni, e ora più che altro la paura è quella di essere troppo scoperti sotto, nell’attesa dei rientri. Roma, poi, non sarà avventura facile: Repesa sta viaggiando a centelli beccati, ultimamente, con cifre difensive da fargli perdere il sonno. E riprendere il filo domenica a pranzo, per forza di cose, diventerà fondamentale nel derby tra le due Virtus, a caccia del ruolo da vice-Siena in un campionato dove, a dire il vero, vice-Siena non ce ne sono.

Di là, invece, non c’è tempo per rilassarsi su una vittoria, che subito arriva la spinta a riportare il tutto nella normalità e nel dubbio. Non si è parlato di finanza, stavolta, e se non altro gli scriventi possono disquisire su argomenti più consoni e non devono fare corsi lampo di economia applicata all’imprenditoria immobiliare per riempire le proprie pagine. Artland è stato l’esordio di Fucka e Strawberry, utilizzati immediatamente al contrario di quanto ci si potesse aspettare. Gregorio infatti, alla faccia del ruolo da specialista sotto canestro, si è trovato a dover già digerire un trentello di minuti, utilizzato al meglio nella prima fase, prima di finire inevitabilmente (inevitabilmente?) a corto di fiato. Ma Sakota, ancora in attesa di Bagaric e di chi altro verrà, ha ormai definitivamene bocciato un apatico Cittadini, non sa cosa aspettarsi da uno Slokar con cui ora si dovrà andare di autoconvincimento (ho giocato a Ferrara, ho giocato a Ferrara, visto che il ragazzo pompa di brutto solo contro le sue ex squadre) per dargli continuità, e non si fida di Achara quando la partita si fa dura. Strawberry, poi, ci ha presi tutti in giro: difesa, difesa e difesa, raccontava alla vigilia, prima di sparare un inutile trentello nel canestro dei Dragoni. Difficile ora capire quali saranno le gerarchie offensive quando inizierà la convivenza con Qyntello, specie da quando Gordon ha dimostrato che il pallone a lui, ogni tanto, glielo si potrebbe anche dare. E difficile capire quando si potrà dare un giudizio definitivo su Huertas, confuso in Germania ma anche bocciato dal minutaggio più di quanto un regista titolare, se un regista titolare Sakota lo crede, meriterebbe. Si deve tornare a Davide Lamma, come l’anno scorso, per giocare i palloni pesanti: forse, non era questa l’idea di inizio stagione, e l’infortunio del capitano dirà molte cose sul titolare. Ferrara, ora, non sarà facile, specie ricordando come gli ultimi due anni del Paladozza hanno mostrato cali mentali e blocchi di concentrazione di ogni tipo. E i vicini di autostrada hanno già dimostrato di poter vincere in trasferta, Avellino docet: se poi si aggiungerà l’entusiasmo di un derby ritrovato (all’epoca dell’ultimo c’erano ancora i Coppo e i Neri, per intenderci), e di un esordio dalla porta principale di Azzarita dopo anni di alti e bassi con il Progresso, è chiaro che ci saranno trappole su trappole, per un Sakota non sempre pronto a trovare contromosse.

Alla prossima, perchè comunque ci sarà.

Categoria: Basket
 

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