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La settimana vive, come sempre, di una leggera soddisfazione da parte della stampa, che in periodi in cui non si giocano le coppe, e si potrebbe non sapere come sbarcare il lunario cartaceo e internetaceo da domenica a domenica, trova però sempre qualcosa da scrivere. Insomma: non ci si annoia mai, ecco, e l’esplosione della panchina Virtus diventa l’evento principe su cui discutere e dibattere.

Renato Pasquali è stato il più particolare caso di dead man walking della storia, dato che la sua condanna è sembrata, ai più, suonata ancor prima che venisse commesso il reato. D’altra parte la sua conferma, confermata a parole dal confermante Sabatini, era stata motivo di dubbi e sospetti da parte di tanti: manca una ufficializzazione scritta, pensavano in molti, e anche le battute non si risparmiavano. Come la ricerca, durante il mercato, di Righetti (andata a buon fine) e di Marques Green (un po’ meno): stanno facendo il mercato che piace a Boniciolli, ironizzava la gente, mentre le perplessità sull’innocente Pasquali permanevano. Così, sono bastate due sconfitte, benchè alquanto sonore, per il benservito all’uno e l’arrivo dell’altro, per la cronaca di una morte annunciata su cui, forse, la Snai nemmeno accettava scommesse. Le facce tristi, ha detto il patron, come causa scatenante: si sa che in questi casi paga l’allenatore, l’inevitabile sanzione. Lo scorso anno, davanti alle facce poco felici – almeno sul campo, dato che l’Hollywood milanese testimoniava ben altro -, Sabatini prima cercò di rovistare tra i giocatori, prima di salutare l’allenatore, poi liquidò uno ad uno tutti i suoi mori iniziali. Quest’anno si è agito diversamente, anche perchè gli investimenti estivi necessitano, per forza di cose, pazienza. Sarà il tempo a vedere chi aveva ragione.

Perchè il materiale c’è, bisogna solo plasmarlo e, soprattutto, vedere quanto sia plasmabile: c’è un Boykins che sembra un ragazzino di primo pelo, incapace di gestire la propria statura e poco propenso al gioco di squadra, completamente da rivalutare. Investimento milionario, boom mediatico, il miglior play della storia Virtus: per ora basterebbe andasse meglio di Conroy, o magari di quel Best esiliato per fargli posto, il resto si vedrà. Così come riscattare Langford e Ford, discreti nelle vittorie e opachi dopo, e capire che uccello sia Arnold, finora apparso indolente alquanto. E augurare a Matteo Boniciolli le migliori fortune, sulla panchina Virtus: per ora, il tunnel che porta dagli spogliatoi al campo, per gli allenatori bianconeri è sembrato più Il miglio verde che non un viale di stelle. Se la merita, per quanto dimostrato ad Avellino e in altre situazioni alquanto problematiche in passato. Ai cronisti, intanto, il curioso dato di una Virtus che, al netto, ha messo ad allenare, due volte negli ultimi tre casi, degli “scarti Fortitudo”. Anche se d’annata, ormai. Ora tocca al campo, con Rieti che deve essere immediato nodo di svincolo per togliersi da dosso le catene di questi due stop, e ripartire per quelli che sono gli obiettivi dichiarati della società. E Lino Lardo, con le sue trame difensive, non è l’avversario ideale per una creatura ancora preadolescente.

In Fortitudo, invece, può anche darsi che a Dragan Sakota non dispiaccia nemmeno poi tanto, che l’interesse della collettività è ora rivolta verso i puntini puntini di Gilberto Sacrati, con risposte che dovranno per forza di cose arrivare nelle prossime ore. Così, dirà, si lavora senza la pressione addosso di chi torna in trasferta (la quarta su sei gare) dopo che le ultime due hanno detto, a livello di punti presi, 91 prima e 109 poi. Roba da basket anni ’80, per intenderci, senza che l’attacco – seppur più che discreto – abbia saputo metterci una pezza. E la gente che guarda al mercato, che ha portato Strawberry e che ora deve focalizzarsi su un lungo. E che appaia tra i papabili il nome di Gregor Fucka, già da tempo ospite del Paladozza negli allenamenti quotidiani, ma inizialmente nemmeno considerato, è una prova che, con tutto il rispetto per l’ex Barcellona, attorno non è che ci siano particolari offerte. A meno che, come capita spesso, la ricerca della bellona ti faccia dimenticare che, sotto sotto, la vicina di casa tanto brutta non lo è, insomma. Quindi Biella, dove non è che ci si sia mai tanto divertiti, e dove aspettano ancora la prima vittoria casalinga: va bene che negli ultimi tempi le sconfitte sul campo sono sembrate, per la F, quasi il male minore. Ma se ogni tanto uscisse qualche soddisfazione, lo diciamo sottovocepianopiano, tanto schifo non farebbe, ecco.

Categoria: Calcio
 

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