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Attenzione a vendere la pelle dell’orso prima che questi abbia tirato le cuoia. Attenzione, quindi, a bearsi troppo di una Virtus ritrovata e pericolosa, a cantare vittoria in anticipo per l’impegno casalingo contro una Varese quasi derelitta, perché poi può capitare, com’è successo ieri sera, che alla fine sugli scudi finiscano proprio i carneadi varesini. Attenzione, inoltre, a dare morta gente come Righetti, Kangur e Fajardo, tutti e tre da buoni ex pronti a far rimangiare alla dirigenza virtussina la mancata conferma della scorsa estate (come gli ultimi 2), o addirittura la messa fuori squadra come è stato per Alex Righetti. Attenti, infine, a dar per morta (o peggio ancora bollita) gente come Galanda e soprattutto Recalcati, che da buoni ex fortitudini non attendevano altro che sferrare un colpo gobbo alla V nera. Se, in carriera, l’ex allenatore della Nazionale (dato da tutti a fine percorso) ha incontrato il proprio ex assistente Lino Lardo 7 volte, ed ogni volta (compresa ieri sera) ha vinto, senza mai risultare sconfitto, un motivo alla fine ci dovrà essere. A piangere ora, per la Virtus, è soprattutto la classifica, che nella giornata nella quale si poteva e doveva blindare il decisivo 4° posto, ha visto invece le V nere riacchiappate dalla sorprendente Avellino, in preda a problemi economici inenarrabili ma evidentemente più concentrata e vogliosa di quanto al momento possano essere Koponen e compagni. Un peccato di sufficienza, o comunque di mancata abnegazione, si potrebbe definire così la prova della Virtus di ieri. Peccato che manchino solo 8 giornate alla fine della stagione regolare, e che treni come quello di ieri ormai non ne passeranno più molti.

Categoria: Basket
 

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