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Per chiunque abbia più di 15 anni, una delle frasi storiche (mutuata di peso da Nick Carter, fumetto del grande Bonvi) è sempre stata: “Tutto è bene quel che finisce bene”, che in realtà era il titolo di una commedia minore shakespeariana. La massima si adatta alla perfezione alla serata europea della Virtus, che è andata bene soltanto perché, appunto, è finita bene: poco altro, insomma, oltre al risultato, nell’esordio bianconero in Eurochallenge, contro un’Ostenda poco più che decente, messa sotto di 22 punti già nel 2° periodo e vista poi rientrare lentamente ma inesorabilmente fino ad un sorprasso rabbrividente, nel quale anche il tifoso bianconero più ottimista l’ha vista veramente grigia. La Virtus, per la prima volta griffata BolognaFiere, ha così vinto solo alla sirena, assistendo alla partita perfetta del carneade Nick Fazekas, 28 punti con 14/18 al tiro e 11 rimbalzi, trasformatosi per una sera da ranocchio in splendida principessa: ma, come sempre in questi casi, è lecito chiedersi dove inizino i grandi meriti del giocatore e, viceversa, dove ci siano invece gravi responsabilità difensive dei bianconeri, soprattutto nel fondamentale del tagliafuori, divenuto oramai un illustre sconosciuto. Un ultima postilla sull’allenatore avversario Sharon Drucker, che, con a disposizione poco più dei classici fichi secchi, ha davvero rasentato il grande colpo. Tutti ricorderanno che la scorsa estate il coach israeliano fu rigettato dalla Fortitudo, che lo aveva già firmato fin dalla precedente primavera, a favore della riconferma di Dragan Sakota. Alla luce di come sta procedendo la F scudata, siamo sicuri che in casa biancoblù abbiano davvero fatto la scelta migliore?

Categoria: Calcio
 

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