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«Il gruppo è importante, a talento siamo messi molto bene. Boykins?
Ci farà divertire, come lo scorso anno Green»
Da lontano, sotto la Cayenna del Crb, si vedeva subito l’avvenente fidanzata, tutta in rosso, e lì cadeva l’occhio prima che sul «duro» in polo nera che chiacchierava con Gigi Terrieri prima di sottoporsi alla ridda di consuete domande da presentazioni ufficiali. Alex Righetti, due metri, tatuaggio sull’avambraccio destro che ricorda l’impresa d’argento di Atene 2004 — lui c’era — ha un bel rapporto con la pallacanestro e si nota. Molla Roma un anno fa per infilarsi ad Avellino, quando tutti gli davano del matto, dove sa che potrà giocare tanto. E vince la Coppitalia. Ora molla Avellino dove avrebbe giocato l’Eurolega per venire alla Virtus in odore di rinascita.
«L’anno scorso avevo bisogno di sentirmi nuovamente un giocatore importante, di realizzarmi. E di fare in campo le cose che sapevo di poter fare. Avellino era la situazione ideale. Ora cerco nuovi stimoli e soprattutto ho voglia di sentire quella pressione che a Bologna c’è e ad Avellino ovviamente no. La Virtus era un’opportunità da non farsi scappare. L’Eurolega? Inutile farla tanto per farla, sono certo d’aver cambiato in meglio». Questo, il racconto. Lui, 31 anni dopodomani, 12 punti di media col 40% da tre ad Avellino, è pronto per le Vu Nere. Dove, pensando solo all’anno scorso, mancava come il pane un giocatore in grado di lavorare senza palla, uscendo dai blocchi, capace di metterci il fisico.
«Questo gruppo ha molto potenziale, c’è talento ma non solo ed è questo l’importante, perché ad Avellino abbiamo dimostrato che conta soprattutto come si sta insieme. A talento sì, siamo messi bene: ci sono atleti, giocatori tecnici, uomini esperti. E avere gente che ha già navigato è fondamentale per una squadra. Penso a Vukcevic, per esempio, che non conosco personalmente ma del quale tutti mi parlano benissimo. Il gruppo si crea pian piano, ma fa la differenza fra vincere o perdere. Di sicuro adesso è la Virtus la prima avversaria di Siena: il Montepaschi resta più forte, ma credo che il distacco dalle inseguitrici si sia molto ridotto».
È, Righetti, una delle scelte che lascia pensare ad una Virtus costruita meglio rispetto all’accozzaglia dello scorso anno. Dodici mesi fa, fra ostracismi, azzardi e idee poco chiare, venne fuori un pasticcio. Oggi, la platea del Crb è sedotta, convinta che fra senatori, facce nuove e confortanti, stelle americane al posto delle scommesse, in mano a Renato Pasquali ci sia tutto per stare in alto. E, con cautela, lo crede anche la famiglia Sabatini, la prima ad essere ringraziata da Righetti: «Ho parlato subito con il patron, di lì alla firma è passato pochissimo. M’ha detto che cercava delle “facce da Virtus”». Eccone una: sorridente ma duro, in una parola «tosto», come piace alla gente. Farà parte d’un quintetto tutto nuovo e ne sarà l’unico italiano, gli altri saliranno a rimorchio.
Ma soprattutto, è l’unico qui che sa cosa voglia dire allenarsi e giocare con un play di 163 centimetri. Più o meno, era alto così pure Marques Green di Avellino, come lo sarà Earl Boykins (atteso in città il 27). «Com’era? Divertente, anche se in allenamento era facile beccarsi un tunnel… Boykins non lo conosco, Green sapeva stare in campo. Era fantasioso, sorprendente, ma la dava via spesso. Eravamo più noi di lui ad avere la palla in mano, eppure nel momento cruciale sapeva prendersi la responsabilità. Anche dei tiri difficili ». Già, se lo ricorda bene la Virtus in quella finale di Coppitalia. Rigo e Terrieri si guardano col ghigno, altri tempi, ora la corazzata è qui. E il derby? I tifosi sono attentissimi: «Grande rivalità, non deluderemo i virtussini. Sono orgoglioso di giocare qui, con un pubblico così appassionato. E un derby è la classica partita tesa, intensa, quel tipo di sensazione che ogni giocatore sogna di vivere». In città si contano già i giorni che mancano.

Categoria: Calcio
 

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