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“C’è modo e modo di perdere”: in questa disanima finale del patron Claudio Sabatini c’è tutta la partita di ieri sera della Virtus. Perché perdere a Siena ci sta, è più che logico, ma essere asfaltati in questo modo è faccenda davvero triste, riconducibile solo in parte alla classe ed alla voglia dei senesi: il mancato piglio e la mancata convinzione dei bianconeri sono in effetti stati palesi per tutti i 40 minuti di ieri sera, nei quali le V nere hanno sì riscritto la storia, ma l’hanno fatto in maniera negativa. Alla fine il tabellone recitava un pesantissimo -39 per la Virtus, con il -40 evitato solo da un tiro libero di Poeta allo scadere: si tratta del peggior scarto mai incassato dalle V nere nell’intera storia dei playoff, che brucia il -32 incassato dalla Virtus nella finalissima del 1978 a Varese. Trentatrè anni per superarsi negativamente, per far emergere in maniera netta che, da quando esistono i playoff, Virtus peggiore di questa non c’è mai stata. Una bocciatura pesantissima, senza possibilità di repliche. Oppure, in effetti, diritto di replica ci sarebbe, dal momento che domani sera le V nere ritornano sul luogo del delitto, per giocare gara-2 di questo quarto di finale apparentemente senza storia. A tutti (tifosi e società) basterebbe una prova d’orgoglio, magari una sconfitta con uno scarto più accettabile. L’esempio, ancora una volta, è proprio quello di Siena, capace in Eurolega di incassare un divario pesantissimo ad Atene e poi di tornare in campo dopo due soli giorni e battere contro tutte le previsioni gli avversari. Ci vuole coraggio anche solo a pensare ad un’evenienza del genere: ma una reazione ci vuole eccome, altrimenti, di tutta la corrente stagione, verrà ricordato solo questo amarissimo epilogo.

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