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“Vieni in bici o in carrozzella, ma vieni a Biella, vieni a Biella“?. Per i nostalgici di Jerry Calà e Sandy Marton è il ritornello di un mitico spot anni 80, peri tifosi della Virtus Bologna un imperativo. Domenica si giocherà uno scontro salvezza, triste dirlo, ma è così, e, a questo punto, non ha senso sottilizzarsi sul perché si sia arrivati a questo: conta solo uscirne. Una vittoria in terra piemontese risolverebbe, fondamentalmente, ogni problema, perché, Biella è a sei punti di distanza e se finisse a otto con scontro diretto a sfavore sarebbe fatta. Il problema è che questa Virtus fatica in casa e subisce pesantemente in trasferta, quindi è fisiologico che l‘ottimismo non sia alle stelle. Mettiamoci anche il fatto che il giovane Danilo Andjusic si è distorto una caviglia e difficilmente potrà essere utilizzabile in occasione della gara. Del resto la condizione fisica non era perfetta, normale per un giocatore ai box da qualche mese, e il fisico ha pagato dazio. Peccato davvero, perché le prime impressioni sul ragazzo non erano affatto negative. “Fa sempre canestro“?, mi ha detto un suo compagno di squadra, e di questo la Virtus ha infinito bisogno, in particolare adesso che il buon Hasbrouck di inizio stagione è svanito. Le sue percentuali al tiro si sono drasticamente ridimensionate e la speranza è che possa ritrovare la mano calda proprio a Biella, perché le triple servono come il pane. Del resto nel basket di oggi il pick and roll la fa da padrone ed è fondamentale, per evitare che la difesa avversaria si chiuda in area, aprirla con i canestri dai 6 e 75. Consideriamo che la Virtus, che già segnava poco, in trasferta più che mai, ha perso Ricky Minard, un giocatore che qui certamente non ha incantato, ma che, comunque, fatturava una media di 10 punti a partita. La speranza è che possano arrivare in cooperativa da Imbrà, Gadderfors e Moraschini. Quest“ultimo, peraltro, è abile e arruolato, visto che il problema al ginocchio è stato risolto. Ma la salvezza della Virtus dovrà per forza passare dalle mani degli americani, in particolare da quelle di Steven Smith, il giocatore più referenziato, e più pagato, che ha esperienze di Final Four di Eurolega, da protagonista. Da lui bisognerà andare quando il pallone peserà, perché il gioco a due play-pivot su cui si è basata la Virtus in questo biennio, gli allenatori avversari lo conoscono a memoria. Diviene basilare avere un“alternativa importante che puà offrire solo un giocatore di grandi qualità come Steven, che puà colpire da tre punti, dalle tacche e, se marcato da un piccolo, portarlo spalle a canestro. Anche se quest“ultima azione diciamo che è nel suo repertorio ma non nel suo DNA. Non ha lo stesso biglietto da visita del connazionale, perà anche a Kenny Hasbrouck bisogna chiedere qualcosa in più. Non ci si puà accontentare di vederlo tirare a canestro, sperando che sia la serata buona, da lui ci si attende un aiuto in regia a Poeta e, magari, un paio di situazioni in cui risulta in grado di puntare il proprio uomo. Ai due stranieri si chiede, perà, una cosa su tutte: difesa. Spesso sono sembrati molto morbidi e sarà il caso che gli si faccia capire che a Biella sarà una battaglia, in un palasport che sarà una bolgia, da affrontare con un organico non al completo. Potrebbe essere completato da un americano nel caso si perdesse, per presentarsi nel finale di stagione con un roster più competitivo, oppure restare inalterato, in caso di vittoria, cogliendo l‘occasione per dare spazio al giovane Andjusic, che è stato firmato con un quadriennale. Ora, perà, la Virtus non puà guardare al 2017, ma solo a domenica.

Categoria: Basket
 

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