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Poco più di quarantotto ore separano Ferrara dalla palla a due più suggestiva di tutta la sua storia cestistica. Dopo i meritati entusiasmi della primavera, finalmente la Carife abbraccia la serie A sul campo. Tra i novellini c’è anche coach Giorgio Valli, alla sua prima panchina da capo allenatore nella massima serie. Emozionato?
“Sinceramente no. O meglio, l’emozione è una caratteristica essenziale del nostro lavoro; c’è anche quando si gioca un’amichevole. In squadra abbiamo tutti una gran voglia di far bene, ci sentiamo pronti per affrontare questa avventura: dunque non ci sarà un’emozione particolare dovuta al contesto, alla serie A. Poi l’assaggio con il top del nostro basket l’abbiamo già ampiamente avuto durante la fase di precampionato”.
Come sta la squadra?
“Bene nei singoli; anche Farabello ha recuperato dal problema muscolare. Bene anche come gruppo; direi che dal primo giorno di preparazione ad oggi abbiamo fatto tanti miglioramenti soprattutto sul piano mentale e dell’approccio”.
Però continui a considerare la tua squadra un cantiere aperto…
“Ho voluto riservare ai ragazzi un precampionato importante: li ho portati in giro per l’Italia perché volevo che si confrontassero con il meglio del nostro panorama. Tutte le amichevoli con squadre importanti sono state molto utili, ci hanno fatto prendere coscienza del livello, e dei nostri limiti rispetto ad esso. Ora sappiamo ciò che ci aspetta, ma sappiamo anche di avere ancora da parte grossi margini di miglioramento, individualmente e come squadra”.
Campionato difficile prima a 18 squadre; difficilissimo adesso a 16. E in più molti stanno facendo acquisti importanti dell’ultimo momento…
“Inutile nasconderselo, il campionato a 16 squadre si presenta molto più competitivo. Credo serpeggi un po’ di panico nell’ambiente, e chi può cerca di correre ai ripari, perché la paura di perdere tocca tutti. Insomma, prima avevamo alcune partite che si potevano giocare alla pari; ora si dividono tra sfide difficili e sfide proibitive. Però io non cambio: ho fatto delle scelte da maggio, e quelle dal mio punto di vista si sono rivelate valide. Ho grande fiducia in questo gruppo”.
Cosa ricordi della serie A vissuta come assistente di Messina?
“Partivamo allora come parte Siena oggi: si trattava semplicemente di gestire le motivazioni dei tanti campioni che avevamo in roster. Adesso, con questa Carife, serve fare anche un grosso lavoro tecnico. Insomma, prospettive molto diverse”.
Arrivi in A da capo allenatore con due anni di ritardo, visto che la promozione te l’eri guadagnata anche a Scafati. Sindrome da primo giorno di scuola?
“Il passato è passato, sono cose che succedono. Piuttosto, sono davvero orgoglioso di essermi guadagnato questa opportunità insieme a Ferrara. Più che al primo giorno di scuola, mi sento come un giovane professore che ha portato una classe dalla terza alla quinta. Ora si tratta di concludere il lavoro: fare bella figura all’esame di maturità!”.
Ma domenica a Teramo, al momento della palla a due, non avrai nemmeno un sussulto?
“Domenica, alla palla a due, inizierà semplicemente una partita di pallacanestro. In trasferta, in un contesto caldo, contro un avversario che ci metterà pressione sul piano fisico. Siamo gli ultimi della classe, e lo sappiamo; ma, quando si alza la palla a due, tutti hanno in testa lo stesso pensiero: provare a vincere”.

Categoria: Calcio
 

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