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Francesco, l’anno scorso forse correvi addirittura troppo, ma in A la tua velocità sarà molto importante per il Bologna.
“Quando l’avversario ha più qualità, ci si trova a doverlo rincorrere, si sa. In B eravamo una grande squadra e spesso dovevano essere gli altri a rincorrere noi. Quest’anno la situazione sarà capovolta: ci sarà da correre, da farsi trovare pronti dal punto di vista atletico contro le squadre che hanno qualcosa di più di noi dal punto di vista tecnico e che sanno far girare e nascondere molto bene la palla”.

Meglio essere cani che lepri, però.
“Primi, secondo, terzi o quarti, l’anno scorso era un bello stare: è sempre bello lottare per le prime posizioni. Quest’anno invece ci troviamo ad affrontare squadre fatte interamente di nazionali: in A, è bello anche essere lepri”.

Ed è anche bello giocare in certi stadi.
“Basti pensare all’esordio a San Siro contro il Milan: potrebbe essere il giorno del debutto di Ronaldinho, ci sarà una cornice impressionante. È una delle cose che mi fa amare il mio lavoro: le sensazioni che ti possono dare certe partite e certe situazioni ambientali, come quella che sicuramente troveremo a Milano”.

Qual è lo stadio più ti ispira emozioni forti, tra quelli di A?
“Quello che in Italia mi piace più di tutti è il “Ferraris” di Genova. Forse perché ci ho fatto la mia prima panchina in B, con la Pistoiese contro la Sampdoria: sono passati più di dieci anni, ormai, ma anche se non giocai mi resta il ricordo di un’emozione incredibile”.

San Siro o Ferraris, pensi di giocare in difesa o a centrocampo?
“L’importante è giocare, per me! Naturalmente ho certe caratteristiche, ma in caso di necessità cerco sempre di adattarmi: è il mio modo di essere. So che giocando da terzino bisogna stare molto più attenti e in questo sto cercando di migliorarmi. È un ruolo dispendioso e di attenzione: devi spingere ma se poi becchi il contropiede devi ripiegare; se gioco da tornante e sbaglio, la palla va in fallo laterale, mentre se sono terzino e commetto un errore gli avversari vanno in porta e in Serie A vuol dire prendere gol. È un ruolo in cui i particolari contano di più”.

Come ti aspetti la Serie A?
“Non mi sono ancora tanto reso conto che ci aspetta un campionato di A, a livello emotivo: i brividi arriveranno quando si comincerà a fare sul serio. Ora come ora, già so che non puoi sbagliare, altrimenti vieni subito punito: su cinque palle buone un attaccante in Serie B fa due gol, mentre in A ne segna quattro o cinque. Devi sbagliare il meno possibile e dimostrare che sei all’altezza: è quello che tutti quanti contiamo di fare”.

Leggendo sui giornali le rose delle squadre di A, cosa ti viene da pensare?
“Ci danno quasi per spacciati, ma non mi interessa: sappiamo che non è così, ci sentiamo una buona squadra, siamo una squadra che ha qualità e quantità e che quindi può fare bene. Io ho sempre detto che l’Albinoleffe deve insegnare qualcosa a tutti: spero che questo valga anche in Serie A e che, se anche una squadra è tra le meno segnalate, possa fare un buon campionato; lo stesso Empoli negli scorsi anni in A ha fatto grandi cose. Per di più Bologna è una piazza diversa, con tutto il rispetto per l’Empoli”.

Senza contare, che ci sono diverse squadre con le quali sulla carta il Bologna se la può giocare tranquillamente.
“Non c’è una squadra che si possa definire spacciata. Sono tutte buone squadre che, se beccano l’annata giusta o la sfilza di risultati utili, prendono fiducia e finiscono per fare un campionato di buon livello”.

Iachini dice che, a differenza del Chievo, il Bologna ha fatto subito molte operazioni di mercato e quindi può lavorare a lungo sull’organico nuovo.
“Questo è vero: penso che per il mister lavorare sin dall’inizio con la squadra praticamente fatta sia un bel vantaggio, avendo più tempo per aiutare ad inserire i nuovi, in particolare a far capire il nstro calcio agli stranieri al loro primo anno in Italia. Sono ragazzi tranquilli, hanno le classiche facce da bravi ragazzi e questo è importante; anche in campo, hanno fatto vedere già discreti numeri e buone doti: questo ci fa ben sperare”.

Rodriguez, in particolare, gioca sulla tua stessa fascia: quella sinistra.
“Arriverà tra poco un altro connazionale, Britos, e sarà d’aiuto per lui. Le referenze di Rodriguez sono notevoli e farà sicuramente bene anche nel nostro campionato: ha un ottimo sinistro ed, essendo un buon giocatore, si saprà adattare ad ogni compito”.

Cosa porti di tuo in Serie A?
“Ci porto il fatto che ho visto tutte le categorie, se questo può essere un vantaggio: tre anni di C2, tre di C1 e tre di B. Speriamo di farne molti di più in A! Il fatto di esserci arrivato è una cosa meravigliosa per me: ci ho sempre pensato, ma dieci anni fa quando ero in C2 non avrei mai detto che sarei riuscito a giocare in Serie A un giorno, pur lavorando per questo obiettivo”.

In Serie A ci sono giocatori più veloci di te?
“Tanti, secondo me. Chi ha leve lunghe se ne può avvantaggiare: per fare un esempio, uno come Suazo credo sia dura da riprendere se si mette a correre. Lo stesso Kakà quando butta la marcia è un problema serio per gli avversari, ed è capace di farlo anche all’ottantacinquesimo! Lo stesso Pato non mi sembra uno che sta fermo in campo. Ma anche a Udine, per citare una squadra di media caratura, ci sono giocatori come Floro Flores, Quagliarella, Di Natale: gente che va forte”.

Che effetto ti fa vedere che sui giornali sei uno dei “vecchi” giocatori del Bologna candidato a vestire la maglia da titolare anche quest’anno? Per altri, che pure vengono da un ottima stagione, non è lo stesso.
“Questo è il “calcio d’estate”: mi piace leggere le formazioni ipotetiche e trovare anche il mio nome, chiaramente, ma ci sarà da guadagnarsi la pagnotta e sarà dura per tutti perché siamo tanti e livellati come qualità. Del resto, se vogliamo essere squadra da Serie A, deve esserci tanta concorrenza e qualità: più qualità abbiamo dentro al campo e in panchina e meglio sarà per tutti. Chiaramente dispiacerà a me, come ai miei compagni, quando capiterà di stare in panchina per qualche partita, ma c’è tutta la settimana per cercare di far capire all’allenatore che si sbaglia”.

Oggi come oggi, a questo gruppo aggiungeresti un difensore o un attaccante, potendo scegliere?
“Sia davanti che dietro sono arrivati nuovi giocatori. Io ne prenderei uno bravo, attaccante o difensore che sia!”.

Secondo te, cosa pensa Oddo quando legge la formazione del Bologna e vede che dalla sua parte agirà Valiani alla prima di campionato?
“Non sa se quando spingo vado più sulla sinistra o sulla destra, quindi possiamo giocare sul fattore sorpresa: io, Lavecchia, Coelho siamo altrettante incognite per loro! Battute a parte, sicuramente ci sto pensando più di lui: questo è sicuro”.

Categoria: Basket
 

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