Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Francesco, domenica farai il tuo esordio in A a San Siro contro il Milan: quali sono le tue sensazioni?
“C’è un po’ di tensione, perché questi sono campi che non capita a tutti di calcare, ma soprattutto ho voglia di far bene: quando fai questo lavoro da un po’ di anni riesci a vincere certe emozioni”.

Si può dire che stai “godendo” per questo esordio?
“È perfetto: calza a pennello. Ieri a Castel San Pietro ricordavo che lì qualche anno fa ci giovavo il derby con la maglia dell’Imolese… Pian piano, sono arrivato dove ho sempre voluto arrivare sin da piccolo: è una goduria essere dove siamo, cioè in Serie A. Non è facile arrivare in alto, ma penso sia ancora più difficile confermarsi: ora che sono in A, vorrei di restarci il più a lungo possibile, magari fino a fine carriera. C’è voluto tanto per tempo conquistarla, quasi dieci anni: per mollarla, me la devono strappare dalle mani. Ci voglio restare e so che per farlo devo dimostrare di essere all’altezza”.

Per te quella di Milano sarà la partita più bella della tua carriera, sin qui?
“Sì, la più bella: San Siro viene identificato come lo stadio più affascinante d’Italia. Devo dire che anche quando la Juventus è venuta a Rimini è stato molto emozionante: fu un evento e mi ha dato sensazioni forti percorrere il tunnel accanto a gente come Del Piero, vere icone del calcio. Quel giorno, però, non giocai: al ritorno, a Torino in uno stadio nuovissimo, fu ancor più emozionante per me”.

A Torino col Rimini pareggiasti 0-0: fare il bis a San Siro contro il Milan ti andrebbe bene?
“Sì, anche se poi bisogna vedere come si mettono le partite: un episodio può sempre cambiare le sorti dell’incontro e allora magari su uno 0-0 finisci per recriminare. Quel giorno, a Torino, ebbi sui piedi la palla buona a due minuti dal termine, con la Juve in dieci dalla fine del primo tempo, ma non la sfruttai”.

Cosa pensarai quando ti troverai in campo dalle parti di Ronaldinho?
“Giocatori come lui meritano il massimo rispetto, ma non per questo dobbiamo tirarci indietro dalla battaglia: non ci dobbiamo fare impressionare, arrivare ad affrontare campioni come questi è la cosa bella del nostro mestiere. Il Milan, poi, può pescare uno qualunque dei suoi giocatori in rosa e questo può essere decisivo ogni domenica: a livello qualitativo, sono tutti giocatori fortissimi. Da parte nostra, dobbiamo cercare di essere tutti protagonisti, ma non dimentichiamo che anche noi abbiamo gente che è arrivata in Nazionale e ha fatto tanta Serie A”.

Tra questi, c’è Di Vaio: cosa vi ha portato?
“Io sono stato molto felice quando ho appreso la notizia del suo arrivo. È un giocatore che ha tanta qualità, ha conosciuto realtà diverse e ha anche lottato per titolo in squadre molto importanti. Da quando arrivato, abbiamo subito avuto modo di constatare la sua bravura: è un giocatore di alto livello e, del resto, è praticamente sempre stato in A”.

A questi livelli, c’è ancora margine per divertirsi?
“Tra compagni, è un discorso che facciamo spesso e io dico sempre che, quando ho un porta di fronte, potrei starei ore e ore a calciare a rete, anche da solo. Io lo faccio principalmente per questo motivo: è chiaro che noi siamo privilegiati perché guadagniamo molto, ma io mi diverto e, se non fosse così, sarebbe pesante. Se la domenica prendi il calcio solo come un lavoro, non riesci ad esprimere quello che hai dentro: devi farti trascinare dalla bellezza di questo mestiere”.

Chi viene a vederti a San Siro?
“Mio babbo: non lo fermi mai, ha prenotato l’Eurostar da venti giorni e credo sia anche più teso di me! Lui mi portava al campo quando ero nelle giovanili, mi ha seguito in tantissime trasferte, mi è sempre stato vicino in tutti i frangenti. Lui è uno silenzioso ma sempre disponibile; mi ha aiutato moltissimo, gli è sempre piaciuto seguirmi e ora può anche godersela un po’ di più”.

A chi chiederai la maglia a fine gara?
“Ho due criteri: la chiedo a un compagno del passato (ma domenica non sarà fattibile, non avendo giocato con nessun giocatore oggi al Milan) oppure al dirimpettaio, quello con cui mi trovo a battagliare. Mi piace chiedere la maglia al giocatore con cui in campo mi sono dato magari anche qualche pedata”.

Categoria: Calcio
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.