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Non è ufficiale ma la decisione è stata presa: la Fortitudo taglierà Qyntel Woods. L’ala americana che avrebbe dovuto diventare un valore aggiunto per la squadra, a dispetto della reputazione balorda, ha già giocato la sua ultima partita con la maglia biancoblù. Dopo il gestaccio con cui ha salutato il pubblico al termine della sconfitta con Artland era stato solo multato dal club, cavandosela con una lettera di scusa. Ma la sua risposta è stata deludente. E ora i giochi sono fatti. «Con 6-7 infortunati era difficile rinunciare ad un giocatore importante. Woods non è in buone condizioni fisiche perché ha avuto tanti problemi dall’inizio, un’ernia del disco e altri guai”- dice il generai manager Zoran Savic -ma il nostro obiettivo era provare a recuperarlo». Tentativo fallito: ironicamente Woods perde il posto in squadra mentre la Fortitudo si appresta a giocare in casa contro Udine, la squadra in cui è finito Joseph Forte dopo il taglio conseguente ad una serata brava. Lui e Woods dovevano essere la coppia più esplosiva del campionato, ma la coppia è scoppiata nelle mani della Fortitudo. La gara di domenica è diventata uno scontro diretto per la salvezza. Quello di andata fu deciso proprio da Forte che allora giocava nella Fortitudo.

ANALISI – Ma perché la Fortitudo è caduta così in basso? Fuori dalle Final Eight di Coppa Italia, fuori dalle Top 16 in Eurocup, ai confini della Legadue e abbandonata dal suo pubblico. Domenica scorsa la famosa «Fossa dei Leoni» ha disertato la partita con Teramo per far arrivare nel cuore dello spogliatoio un messaggio forte. «E’ stato recepito? Secondo me sì – dice Savic – altrimenti non avremmo rimontato e catturato 21 rimbalzi d’attacco. Adesso dobbiamo aiutare questa squadra a risalire perché le potenzialità ci sono, abbiamo giocatori che hanno vinto l’Eurolega come Fucka o Papadopoulos». Ci sono i nomi, ci sono stati i colpi di mercato, gli investimenti, mancano solo i risultati. «Certo, abbiamo sbagliato -ammette Savic – io per primo, ad esempio a confermare Forte, ma siamo stati anche bersagliati dagli infortuni, nessuno ne ha avuti tanti quanto noi. Ma questo è un campionato in cui Siena e Roma sono nettamente superiori alla concorrenza e tra le altre le differenze sono minime. Se ci sistemiamo possiamo risalire”.

COACH – Anche il cambio dell’allenatore – da Dragan Sakota a Cesare Pancotto – ha prodotto poco in termini di risultati: in campionato una vittoria e quattro sconfitte. «Ma Pancotto è una persona positiva, anche dopo le sconfitte si presenta in sede e in palestra con il sorriso stampato in faccia. A noi serve un comportamento positivo, poi a fine anno divideremo i colpevoli dagli innocenti. E resto ottimista perché vedo gli allenamenti e posso dire che ci alleniamo meglio di come giochiamo», dice il gm Savic. Le prossime cinque partite sono considerate decisive per il futuro della squadra, poi a marzo verrà speso l’ultimo visto a disposizione per sostituire Woods. Ieri il coach Pancotto, per dimostrare che in allenamento l’impegno non manca, ha aperto le porte del Paladozza a chi ne ha fatto richiesta. Per recuperare il sostegno della sua gente, le prova tutte. «Noi e i nostri tifosi – conclude Savic – siamo sempre stati una cosa sola. Sarà così ancora».

Categoria: Basket
 

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