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Prenderne 27, e alla fine dire che poteva andare peggio: questa è la differenza, oggi come oggi, tra una Siena che non accenna a rilassarsi malgrado il doppio impegno campionato-coppa, e una Fortitudo limitata, svagata, e che dietro becca tanto, troppo. Certo, non era questa la partita a cui chiedere risposte, visto il Mostro che c’era davanti, e il crollo nell’ultimo quarto, una volta uscito per falli Mancinelli, non era nemmeno quotato alla Snai. Quando la regia è troppo approssimativa, e quando sotto canestro l’unico a provarci è Achara, è chiaro che la coperta è corta, e contro Siena questa risulta inevitabilmente un piccolo francobollo nell’era glaciale. Alla fine arriva anche il coro serie B dal Palasclavo, ma la speranza è che la Fortitudo non sia davvero questa, con Strawberry che si allena da solo prima del match e con un lungo che, entro il 24, dovrà arrivare ad ogni costo.

Non sapendo nemmeno da dove cominciare, in difesa, per bloccare tutta la roba che Siena può mettere sul piatto, la F decide, appunto, di dargliela su fin da subito, con McIntyre a massacrare le retine da 3 e, nel caso di bisogno, Stonerook ed Eze a ribattere da sotto. 7-15 dopo nemmeno 4’, con proiezioni attorno ai 200 subiti. Se sopravvivi, o almeno dai parvenza di farlo, è perché gli esterni bolognesi, incapaci di dar palla ad un Woods francobollato da Sato e statico di par suo, almeno quando ci provano la mettono, con Lamma a far 16-17 nel momento in cui Siena si abbiocca. Ci sono anche palloni per il sorpasso, grazie ad un centrocampo che recupera qualche boccia nell’impossibilità di farlo sotto le plance, ma tutto viene sprecato con conseguente frustata Sato-Kaukenas che manda Siena a +11 in un niente. E il 6-0 di fine quarto, con cui Mancinelli e Gordon risalgono 22-27, è grasso che cola.

Tra un antisportivo a Gordon e uno a Malaventura, la partita va avanti a sprazzi, con Siena che in varie occasioni doppiacifreggia il proprio vantaggio, e qualche sporadica reazione bolognese a permettere, se non proprio di restare in scia, almeno di non perdere del tutto la visione dell’altrui targa. Malgrado Huertas non abbia idee su come far girare la baracca, e malgrado di tre lunghi si fatichi a farne uno. Quando Kaukenas si rilassa arrivano le triple di Lavrinovic, quando McIntyre è in panca qualcosa di buono arriva da Finley: la F scivola 38-52, prima che due sciocchezze senesi negli ultimi secondi permettano un nuovo tentativo, piccino piccino, di non collassare. 44-54 alla sosta.

Il gatto con il topo continua anche per i primi minuti del terzo quarto, perché Mancinelli decide di far tutto da solo, in Montegranaro Style, e tripleggia per tre fino al 61-69, davanti ad una Siena sonnecchiante che ogni tanto concede qualcosa, dietro, anche a Woods. Tanto, se anche beccano canestro, davanti i verdi segnano sempre, per cui alla fine è solo Pianigiani, alla ricerca della perferzione, a non essere contento. Quando poi arriva il quarto fallo del Mancio, con ritorno in panca, quei pochi buoi rimasti in stalla scappano felici e contenti. La difesa F continua a non pervenire, ma ora non arriva più nulla nemmeno davanti, e il 66-80 di fine quarto è solo un avvertimento.

Con il quinto fallo di Mancinelli, l’ultima frazione è un ovvio muro del pianto: Siena chiude quel che c’era ancora di aperto, e veleggia verso il trentello senza particolari problemi. Resta la buona volontà di Gordon e Achara, almeno davanti, mentre dietro il centello arriva a 3’ dalla ultima sirena. Che suona, per forza di cose, come un gong che salva un pugile a pezzi. Non poteva andare diversamente.

Categoria: Calcio
 

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