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TUTTI LO CHIAMANO Paron o ai massimo Tonino anche se sulla carta di identità c’è scritto Antonio. E’ un po’ come per i monumenti, gli appellativi servono a poco. Quello che conta è ciò che raffigurano e Zorzi rappresenta la pallacanestro italiana. Fino a domenica forse gli mancava un piccolo tassello, da lunedì e cioè da quando è entrato nello staff tecnico delia Virtus come assistente anziano di Matteo Boniciolli, il cerchio si è chiuso e ora è diventato una sintesi vivente di chi ha vissuto la palla a spicchi da Trapani a Gorizia. Classe 1935, a 18 anni veste la maglia delia nazionale, è una guardia che non sempre si ricorda di difendere e che prima scocca il tiro e poi fa finta di passare la palla. Giusto il tempo di diventare un idolo a Varese, tanto che a decenni di distanza viene incoronato come miglior giocatore varesino di ogni tempo. Nei 1963 decide di appendere le scarpe al chiodo e di iniziare la carriera di allenatore. Una dozzina di anni dopo darà lo stesso consiglio a Ettore Messina, allora giocatore in erba delia giovanili delia Reyer Venezia.

«Gli dissi che con quei piedi con sarebbe andato da nessuna parte e che secondo me come allenatore avrebbe fatto molto meglio».

Per la cronaca l’attuale coach dei Cska Mosca aveva solo 16 anni e se quei suggerimento poteva essere considerato molto duro, alla luce delle quattro Euroleghe vinte oggi io si potrebbe etichettare come profetico. Più di mille presenze nei campionati di A in giro per l’Italia isole comprese, dalla Reyer Venezia alla Viola Reggio Calabria, passando per Napoli, Montecatini, Siena e Pesaro. Il segreto delia sua longevità è quello di non considerarsi mai arrivato.

«Ho sempre cercato di precorrere i tempi. Da giovane allenatore andai con la mia Fiat 500 fino in Germania in una base Nato per vedere come si alienavano gii americani. Ai miei giocatori ho sempre chiesto quello che ancora oggi chiedo a me stesso: migliorarsi sempre imparando cose nuove». Più facile a dirsi che a farsi considerando quanto siano cambiate le cose, oggi la pallacanestro è scouting e computer, ieri era videocassette e carta, ieri l’altro era passione e dedizione.

«L’importante è amare questo sport. Oggi tanti dirigenti e allenatori gestiscono grandi realtà con una competenza tecnica, ma non con quella attenzione che scaturisce dal voler bene alle cose. Ad esempio un presidente di club non può non avere a cuore il destino delia nazionale».

L’anno scorso la scelta di ricoprire il ruolo di assistente anziano ad Avellino, accompagnando così Boniciolli in una stagione straordinaria, contemporaneamente il consiglio federale della Fip lo ha nominato allenatore benemerito di eccellenza. Quest’anno la storia si ripete, Boniciolli arriva a Bologna Virtus e Zorzi lo segue.

«Io e Matteo siamo due persone schiette: ci diciamo in faccia quello che pensiamo magari ci arrabbiamo ma poi troviamo un punto di incontro. Io sono qui per aiutarlo a raggiungere gii obiettivi che la società si è data: arrivare in finale di Coppa Italia, arrivare nella finale della Coppa Europea e provare ad andare in finale scudetto. Partita dopo partita come abbiamo fatto ad Avellino».

Categoria: Basket
 

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