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Alla faccia della scossa. Giancarlo Sacco l’ha presa alla lettera, la storia dell’acqua e del vino. Ci ha infilato Maurino Pinton, nella presa della corrente, tanto che la spaurita “Bambina di The Ring” dell’ultimo mese si trasforma, in occasione del derby, nel fantoccio implacabile dell’Enigmista, quello che deride la vittima divertendosi mentre lei, agonizzante, non sa proprio dove sbattere la testa. E’ lui, che assieme a un indemoniato Goss e a una squadra più compatta, più decisa e più convinta, traghetta le paure in speranze, prendendosi di petto un derby che Imola straperde perché sotto il vestito (Bunn) stasera non c’era veramente niente.
Troppo arruffona, l’Andrea Costa, che tiene all’inizio ma poi soccombe sotto i colpi mortali degli esterni Crabs, per una volta non sciuponi ma organizzati e concentrati dopo aver riempito il secchio del latte. I Granchi respirano, Imola deve riflettere e non poco.
Paralizzati dalla paura, i Granchi lasciano il porto contratti e farraginosi, presi d’infilata da un Aget che al contrario se la ride e di gusto, a schiacciare e pedalare ogni possibile transizione mentre Bunn deride ampiamente Kesicki (7-0 immediato, dentro De Pol per il polacchino)
Le percentuali dei Crabs sono peggio della borsa recente, mentre Swann colpisce e il + 8 Imola si materializza fisiologico: l’Aget però non gira il coltello, permettendo che Goss si accenda coi coca rum, mettendo in ritmo una difesa che almeno produce qualche recupero. Il nono caffè di Phil vale la presa della targa Andrea Costa (19-17 all’8), anche se il rebus Bunn resta un cruciverba per ciechi e Scarone non la mette nemmeno nel Pacifico (0/6, dentro Pinton).
E’ un match che vive di sprazzi e folate, come quelle di Chris McCray, inchiodata furibonda e missile guardando la panca tutto grazie a Goss, che sostiene una transizione premiata dalla pulizia assassina in area di Zanus e De Pol (Bunn almeno limitato, 22-24 al 13’).
Il derby, quindi, comincia ufficialmente, anche se lo spettacolo scarseggia e offre più che altro palle perse, invenzioni arbitrali e sfondamenti come se piovesse (Swann di qua, il solito McCray, già però a quota 12, di la). In cotanta bellezza, il 29-29 del 15’ resta stampato li per un paio di eternità, grazie soprattutto a Sorrentino che anestetizza Goss, un po’ frastornato e “aiutato” dalla presenza di un Gurini che entra e spara come fosse al luna park (31-34 al 18’). Se però non basta nemmeno la scaronata (bomba e +6 Rimini a spiccioli dal gong), visto che Pugi risponde da casa sua, è evidente che il piccolo predominio Crabs è vanificato da un Imola che barcolla ma non molla.
E quindi non te l’aspetti, la foga dei Granchietti spazientiti, uno 0-7 in 2’ che vale il primo strappo esterno dopo la bombaccia di Goss (37-46, Imola solo forzature e time out Bianchi) e che di fatto sarà l’inizio della fuga per la vittoria.
Nasce tutto da dietro, dove Rimini stringe e recupera vagonate di possessi, con conseguenti transizioni che premiano McCray e Kesicki (43-53 al 27’, ottimo Zanus su Bunn): l’Aget cerca sempre Bunn e la palla è spesso ferma per insipienza di playmaking, cosa che aiuta enormemente i Granchi, baciati dalle speranze che Pinton e C-Mac dipingono da 8 metri ciascuno (49-61 al 30’).
Bianchi se la gioca con Pugi da “4”, ma il problema imolese è che l’arancia ristagna e arriva sempre un tiraccio sghembo o un tentativo comunque forzato: va da se che più di qualche libero non lo peschi, poca cosa se dall’altra parte Pinton fa il giustiziere della notte (altre due bombe) e il duo Goss – McCray va di penetra e scarica come mai si era visto prima (60-78 al 37’).
Il PalaMokador, sul Ferrero Roche di un immenso Goss che dilata il tutto di una ventina, comincia a sfollare parallelamente alle esultanze di Sacco e company: il derby lo stravincono i Crabs, che respirano O2 in quantità “sbassando” un po’ la cresta ad un Andrea Costa forse appagata dalle recenti cuccagne.

Categoria: Basket
 

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