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Spetta al General Manager biancoblù Zoran Savic il compito di presentare il nuovo giocatore della Fortitudo Darryl Eugene Strawberry Jr., per tutti semplicemente “D.J.”, firmato immediatamente non appena è rimasto libero alla vigilia della stagione NBA: “Come sapete, D.J. è in città dalla scorsa settimana e si sta già allenando con la squadra, con buoni risultati. Avevamo bisogno di un esterno con le sue caratteristiche, un giocatore che in difesa può coprire indifferentemente due o tre posizioni, e che anche in attacco può portare un ottimo contributo, anche in questo caso muovendosi sia da playmaker che da guardia. Sono sicuro che Strawberry ci darà quell’energia di cui avevamo bisogno. Già in estate lo avevamo seguito a lungo alle summer league, ma senza pensare di poterlo portare in Europa dal momento che tutti erano convinti che avrebbe fatto la squadra nella NBA. La fortuna ci ha dato una mano al momento giusto, e non appena è stato rilasciato dagli Houston Rockets ci siamo fatti trovare pronti a firmarlo. E’ un ragazzo motivato, un giocatore molto completo: sia in difesa che in attacco potrà darci più di quanto si pensi”. I tanti cambiamenti apportati possono essere un alibi per la squadra? “Non esiste alcun alibi, sul parquet si gioca sempre cinque contro cinque. Ed il campo non mente, lì si vede come hai lavorato durante la settimana. I giocatori non hanno bisogno di alibi, sapevamo che avremmo avuto un calendario in salita all’inizio, ed anche il fatto di non avere alcuni giocatori non deve contare: dobbiamo pensare unicamente a lavorare coi giocatori disponibili e fare il massimo, sono certo che la squadra non cerchi alcun tipo di scusante”. Per completare il roster, manca un lungo. “Stiamo seguendo e parlando con vari giocatori, ma ancora non abbiamo firmato nessuno: tutti vorrebbero un uomo d’area da cifre importanti e magari pure bello, ma la realtà è che è difficilissimo trovare un giocatore libero con le caratteristiche che cerchiamo, di certo dovrà essere un elemento che si adatti alle esigenze della nostra squadra”.

Ha l’aria di chi ha le idee chiare D.J. Strawberry, ultimo arrivato in casa Fortitudo con in più l’obbligo di attendere la finestra di mercato del 24 novembre per debuttare sul parquet, ma che fin dai primi giorni ha cercato in ogni modo di entrare nel gruppo. Ecco, il play-guardia nato all’ombra della Grande Mela, subito dopo la seduta di allenamento mattutina, tuta griffata Fortitudo indosso. Cosa ha portato al taglio da parte degli Houston Rockets? “Motivazioni economiche legate al salary cap, è l’unica risposta che loro stessi mi hanno dato. Ma non l’ho vissuta come una delusione, l’NBA è così e bisogna essere pronti ad accettarlo. A quel punto, avrei potuto considerare altre squadre tra i pro, ma mi si è presentata l’offerta della Fortitudo, l’ho considerata ottima ed ho detto sì”. Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza? Magari affermarti al di là degli USA, dove il nome più famoso è quello di tuo padre per quello che fece sul diamante di baseball? “In un certo senso sì, è un’opportunità in più per camminare con le mie gambe. Ma prima di tutto ho considerato la possibilità di entrare a far parte di una squadra per dare il meglio ed aiutarla a vincere, ed allo stesso tempo sviluppare ulteriormente il mio gioco, migliorare lavorando più duramente possibile sui dettagli che devo ancora affinare, senza obiettivi individuali ma puntando a far vincere la Fortitudo”. I questa prima settimana ti sei allenato col gruppo e l’hai visto giocare a Siena… “Se Siena mi è sembrata un’ottima squadra, per quello che ci riguarda ho notato un grande talento, che ora va messo insieme e fuso all’interno della squadra, soprattutto a livello difensivo, e quando riusciremo a farlo al meglio non vedo perché non dobbiamo sentirci pronti a lottare coi primi. Riguardo a me, penso di poter dare alla squadra il mio contributo in primo luogo in difesa, lavorando indifferentemente sul playmaker, sulla guardia o sull’ala piccola avversari, e portando soprattutto energia al gruppo”. Specialista difensivo, spesso hai stupito per gli show offensivi… “Mi considero un giocatore aggressivo nell’attaccare il canestro, cercando di guadagnare falli per andare in lunetta con continuità, e sto lavorando molto per rendere più continuo il tiro da fuori. Il mio gioco d’attacco comunque è sempre finalizzato non a creare per me stesso ma per la squadra. Giocare da playmaker o guardia per me non fa differenza, sia a Phoenix che a Houston spesso giocavo di fianco al play, ma se lo pressavano guidavo io il gioco, anzi spesso partiva indifferentemente chi era più vicino alla rimessa”. Cresciuto in California, hai scelto di attraversare gli USA per andare al college a Maryland. “Ho voluto vivere pienamente l’esperienza del college in maniera autonoma, imparandone da solo giorno per giorno sotto tutti gli aspetti. Sarebbe stato senza dubbio più facile per me restare in California, con la mia famiglia sempre a fianco, ma non mi avrebbe fatto crescere altrettanto come uomo e come giocatore”. Molti giocatori usciti da Maryland sono diventati protagonisti in Italia… “Quand’ero al college Drew Nicholas mi raccontò con entusiasmo la sua esperienza, da allora ho sempre considerato l’Europa e in particolar modo l’Italia un’ipotesi percorribile, qui poi giocano miei ex compagni quali Gist e Collins che non vedo l’ora di incontrare nuovamente”. La piazza di Bologna è certamente calda, l’atmosfera e la pressione si fanno sentire… “La pressione fa parte del nostro lavoro ad alti livelli, ed il miglior modo per affrontarla è quello di dare sempre il massimo in campo e in allenamento, restando se stessi”.

Categoria: Calcio
 

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