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Chi lo avrebbe mai detto. Il 3 ottobre il Bologna compie 99 anni, una data che fa tornare alla mente tante cose belle, molte, purtroppo, che le nuove generazioni hanno solo sentito raccontare. Era il 1909 quando, durante una riunione del Circolo Turistico Bolognese tenuta presso la birreria Ronzani in via Spaderie, un dentista svizzero, Louis Rauch, viene nominato primo presidente della nuova sezione “per le esercitazioni di sport in campo aperto”. In realtà l’idea era di un giovane di origini boeme Emilio Arnstein che incontrò alcuni giovani che correvano dietro ad una palla ai prati di Caprara. Arrigo Gradi andava agli allenamenti con la maglia a larghi scacchi rosso e blu del collegio svizzero Shonberg di Rossbach nel quale aveva studiato e presto questi colori divennero quelli della divisa sociale. Dopo la vittoria nel Campionato Emiliano vinto nettamente in due partite giocate nello stesso pomeriggio contro la Sempre Avanti (10-0) e la Virtus (9-1), venne organizzata nel maggio del 1910 un’importante amichevole con l’Inter Campione d’Italia che i milanesi vinsero solo nel finale per 1-0 davanti a un pubblico entusiasta e numeroso; la bella figura fatta diede al Bologna il diritto di iscriversi per la prima volta a un campionato nazionale: 1910/11.
Da lì i sette scudetti, le due coppe Italia, due coppe dell’Europa centrale, la vittoria al torneo dell’Esposizione di parigi, la Coppa Italo inglese, una mitropa cup, una coppa dell’Alta Italia, mentre il trofeo più recente risale al 1998, con la vittoria in Intertoto, l’accesso alla coppa Uefa e l’arrivo fino alla semifinale.
Se questi sono i successi, vi sono anche le sconfitte, con le tre retrocessioni, le due cadute in serie C e il fallimento che nel 1993 costrinse la società a cambiare pure la ragione sociale.
Tanti anche i personaggi illustri: dal più grande presidente, Renato dall’Ara che guidò la squadra per 30 anni, dal 34 al 64, morendo pochi giorni prima della vittoria dell’ultimo scudetto, ad allenatori storici come i dieci anni, all’inzio di Felsner, tornato, poi, durante il conflitto mondiale, dopo la tragedia capitata ad Arpad Weisz, quindi i personaggi dei trionfi degli anni 60, da Pesaola a Bernardini, da Cervellati a Fabbri. Quindi l’ultimo acuto di Radice nel 1980, prima dell’inizio del baratro, con la prima retrocessione nel 1982. Come dimenticare sempre in tema di allenatori, le cavalcate vincenti di Gigi Maifredi, o quella di renzo Ulivieri, fino a quel Bologna così concreto di Guidolin che nel 2001-2002 arrivò settimo in A, giocandosi fino all’ultima giornata anche un posto in Champions.
E tra i protagonisti sul terreno di gioco solo fotografie o le prime immagini in bianco e nero possono riportarci alla memoria le 252 reti di Angiolino Schiavio o i 167 gol di Carlo Reguzzoni. Più nitido il ricordo del tuffo di testa di Ezio Pascutti, Gino Pivatelli, o di colui che il Bologna non lo ha mai voluto lasciare, Giacomo Bulgarelli che in rossoblù ha giocato 486 partite. Ma tra i più giovani è difficile dimenticare la magica stagione di Roberto Baggio che con i suoi 22 gol tornò ai Mondiali di Francia, oppure le magiche stagioni di Beppe Signori, di Igor Kolyvanov, Kennet Andersson o le sgroppate di Carlo Nervo.
Certo, ripensando al passato qualche lacrimuccia è innegabile, ma dopo il ritorno in A grazie a Cazzola, la famiglia Menarini ha tutte le carte in regola per far in modo che la storia possa ancora essere sorridente.

Categoria: Calcio
 

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