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E’ soprattutto la difesa della dignità della sua persona e di una carriera lunga 30 anni quella che questa mattina Beppe Signori ha voluto difendere in una conferenza stampa dove assieme ai suoi legali Silvio Caroli e Paco D’Onofrio, ha ricostruito i fatti che lo hanno visto, secondo i magistrati, come a capo del gruppo bolognese che ha sconvolto il calcio italiano truccando risultati e partite.
Una persona incastrata da persone che hanno utilizzato il suo nome per millantare la possibilità di truccare gli incontri e, forse, che non ci sono riuscite proprio perché sono mancate da parte sua le garanzie di denaro fresco.
Secondo il bomber di Lazio e Bologna l’unico suo errore è stato quello di partecipare all’incontro che i suoi commercialisti lo scorso 15 marzo gli hanno proposto e nel quale, dopo aver preso appunti, il famoso pizzino, ha sdegnatamente negato la sua complicità. Il motivo per il quale non ha denunciato la truffa? Perché alcune delle partite indicate non sono finite con il risultato indicato e dunque non c’era nessuna prova di quello che eventualmente avrebbe indicato ai magistrati.
Signori ha poi negato altre circostanze, come quella di un secondo incontro, di incontri milanesi in un ristorante, negati anche dal proprietario del locale, mentre delle 50.000 telefonate intercettate nessuna lo coinvolge, se non citato da qualcuno. Se c’è una colpa è comunque aver giocato 1000 euro su una delle partite incriminato, cioè Benevento-Pisa, mentre non ha scommesso, come qualcuno ha detto, in Inter-Lecce. Dalle sue parole emerge come non esistano prove concrete a suo carico e che dunque la sua fiducia nella giustizia è ancora piena. “Se ho sbagliato pagherò – ha concluso – ma se non sono colpevole qualcuno questi 15 giorni me li dovrà restituire”.

Categoria: Basket
 

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