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Dragan Sakota, appena le viene chiesto quale sarà il quintetto, lei sgrana gli occhi e non ne vuole sapere di rispondere.
«Sì, non mi piace definire delle gerarchie, l’anno scorso sono stato costretto a schierare un quintetto più definito per situazioni contingenti dettate anche dagli infortuni, ma in generale prediligo una rotazione di 9/11 giocatori, in cui ognuno dovrà sentirsi leader e parte della squadra. Per ora è presto anche solo parlare dei singoli giocatori, molti devono ancora capire la Fortitudo, sono arrivati da poco».
Come ci si sente alla prima vera stagione, e con un gruppo nuovo e molto americano?
«È difficile ma si vive anche una grande scommessa, fa parte del nostro lavoro non accontentarsi solo di sedere in panchina. L’idea è quella di fare un percorso, non facile, viste le grandi aspettative».
Che squadra s’immaginava, ed è riuscito a concretizzarla?
«Il primo obiettivo era di costruire una squadra atletica, e ci siamo riusciti. Una Fortitudo questa, che sarà pronta a giocare in difesa, sfruttando gioco e transizioni molto più veloci rispetto all’anno precedente».
L’interrogativo dei più critici è sempre lo stesso: tanti americani, e tanti giovani. È davvero un problema?
«Io credo che se da un lato l’esperienza sia molto importante per giocare in Europa a grandi livelli. Allo stesso tempo chi parte dall’inizio potrà contare sull’aiuto degli altri e con il suo talento e un modo di giocare più inconsueto, potrebbe esserci fondamentale. Achara ad esempio, è stato l’ultimo scelto, cercavamo qualcuno che giocasse in diverse posizioni e che avesse caratteristiche difensive, e se segna sarà anche meglio. Ma non potevamo pretendere in partenza un giocatore esperto, libero e a poco prezzo».
Parecchi giocatori atipici, Barron stesso s’è definito molto più d’un pivot.
«Lui può stare da numero cinque anche faccia a canestro e solitamente in Europa non è una caratteristica molto sfruttata. Ha avuto una breve esperienza in Europa ma s’è dimostrato una persona molto seria: di solito si vorrebbero sempre giocatori capaci di coprire ogni tipo di avversario, ma è difficile pretenderlo. Mentre Barron è capace di farlo».
Coach, qual è dunque la vera chiave di volta della squadra?
«Confrontandoci con l’anno scorso, intanto abbiamo più soluzioni e più giocatori che possono svolgere più ruoli: Barron ad esempio è più veloce di Bagaric e può fare anche il 4, m’auguro che possa giocarsela anche con a fianco Slokar. Poi ci sono Woods e Mancinelli, insomma molte più coperture».
Aiuterà, soprattutto quest’anno che anche le altre si sono rafforzate parecchio.
«Il livello del campionato si prospetta migliore e più competitivo, certo non sono in grado di compararlo con gli anni scorsi, però è innegabile che sono arrivati molti buoni giocatori. Il livello cresce, e vedendo le foto storiche dentro al PalaDozza, mi rendo conto che qui in passato ci siano state grosse squadre, dai risultati strepitosi».

Categoria: Calcio
 

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