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CHE SAREBBE stata una sfida complicata lo si sapeva sin dall’inizio. Il Valencia nonostante l’assenza del greco Dikoudis e la pesante sconfitta in campionato a opera del Tau, punta con decisione ad arrivare in fondo a questa Uleb Cup. La Fortitudo però si presenta carica all’appuntamento europeo, affrontando a viso aperto gli spagnoli, molto solidi in ogni reparto del campo. Prova a vedere i lati positivi coach Sakota: «Ci abbiamo provato con tutte le nostre forze, siamo stati uniti per lottare, ma il Valencia in questo momento è troppo forte per noi. Il loro roster è particolarmente profondo, con giocatori di grande esperienza e che lavorano insieme da molto tempo». Come sempre il calore dei tifosi bolognesi si fa sentire, e quando la squadra fatica a prendere le misure alle numerose alternative tecniche degli spagnoli, sono proprio i supporter di casa che provano a mettere in ginocchio gli ospiti. «Siamo in un periodo difficile e una vittoria sarebbe stata fondamentale, ma sono felice lo stesso perché non ci siamo tirati indietro. In incontri così fisici i dettagli fanno la differenza: gli errori ai liberi e la fatica a muover il pallone ci hanno condannato. Siamo stati carenti a livello psicologico, rispetto alla prontezza dei nostri rivali», analizza così l’allenatore biancoblù le cause scatenanti la sconfitta dei suoi.

LA MANCANZA di capitan Lamma pesa come un macigno nel sottile equilibrio tattico biancoblù, anche se ogni singolo giocatore prova a sfruttare tutte le occasioni possibili per mettersi al servizio di una Fortitudo tanto operaia come non si era mai vista. Il tecnico serbo piange lo stesso l’assenza del suo uomo-simbolo: «Con Davide in campo saremmo rimasti più vicini alla gara e avremmo potuto portarla a casa. Non capisco cosa stia succedendo a Huertas, ho provato a spiegargli che non ci sono motivi per il suo nervosismo. Purtroppo ha perso fiducia nelle sue potenzialità». Il ritorno a Bologna dell’indimenticato Ruben Douglas è di quelli che lasciano l’amaro in bocca: sia perché la sua prestazione rimane ben impressa nella storia del match, sia perché il moro rappresenta tuttora la storia dell’Aquila e questo fa bruciare di nostalgia i cuori fortitudini.

Categoria: Calcio
 

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