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Il giorno del raduno raccoglie tanto entusiasmo, attorno alla nuova Fortitudo che sta nascendo. Al PalaDozza sono soltanto quattro i giocatori presenti, dai volti noti di Davide Lamma e Joseph Forte a quelli nuovi di Matteo Malaventura ed Uros Slokar, e nella foto di gruppo in mezzo al campo finiscono per pareggiare il conto con i quattro dello staff tecnico, coach Dragan Sakota, gli assistenti Federico Pasquini e Roberto Breveglieri ed il preparatore atletico Lorenzo Giannetti. Il countdown scandisce secondo copione l’arrivo per la consegna del materiale tecnico a metà mattinata, ma soprattutto la convocazione del pomeriggio. I giocatori entrano in campo alle 18.30, accolti dagli applausi dei tantissimi tifosi biancoblù che non hanno voluto mancare al tradizionale incontro a porte aperte, e quando entra coach Sakota – dopo una chiacchierata di oltre un’ora con i giornalisti in sala stampa – l’applausometro segnala l’ovazione. Tanto entusiasmo, tanta voglia di vedere i primi passi della nuova Effe, con i giocatori ad alternare esercizi di atletica e sessioni di tiro e fondamentali. Come primo giorno va bene, benissimo così. Quando la squadra, raccoltasi al centro del campo all’inizio dell’allenamento, si scioglie col tradizionale “urlo” e poi va sotto la curva a salutare i propri tifosi, c’è tutto quello che serve per ricominciare. La Fortitudo e la sua gente. Che sia una grande stagione, allora. Da proseguire giorno per giorno, a cominciare da domani con il doppio arrivo nella prima mattinata di Marcelo Huertas – che verrà presentato ufficialmente alla stampa alle ore 11 – e durante la giornata di Qyntel Woods.

SAKOTA: “SELEZIONE, TALENTO E ATLETISMO”
Nel giorno del raduno il coach racconta la nuova Effe

Al PalaDozza è tutto pronto per ricominciare. La nuova stagione parte dal raduno di una Fortitudo che, seppur a ranghi ridottissimi – in campo un quartetto formato da Davide Lamma, Matteo Malaventura, Joseph Forte ed Uros Slokar – vede tantissimi tifosi biancoblù presenti sugli spalti, ad applaudire l’ingresso in campo dei propri beniamini. Applauditissimo è anche il coach, Dragan Sakota, che entra per ultimo dopo un’ora abbondante in sala stampa insieme ai giornalisti. “E’ bello ritrovarvi, per un coach è certamente più facile iniziare la stagione fin dal primo giorno. In realtà, abbiamo iniziato con un po’ di ritardo forzato dai tanti cambiamenti avvenuti nel club, entrando sul mercato quando molti si erano già mossi. Ma, per ogni ruolo, è logico avere sempre più opzioni ed il nostro criterio nel fare la squadra è stato quello di dedicare grande attenzione alla selezione, cercando giocatori con maggiore talento ed atletismo rispetto all’anno scorso. Penso che siamo riusciti nell’intento, e dunque allo stesso modo dobbiamo darci obiettivi più alti rispetto all’anno scorso: vogliamo provare a riconquistare sul campo l’Eurolega, pur riconoscendo che attorno a noi ci sono squadre con budget maggiori o roster praticamente inalterati se non rafforzati, come Siena, ma proprio per questo ci siamo basati tanto sulla selezione: solo ambendo a confrontarsi con i più forti emergono tutti i dettagli fondamentali per costruire una squadra solida ed è quello che abbiamo provato a fare. Diciamo che, ad oggi, se Siena è la favorita, nel gruppo delle tante seconde vogliamo esserci anche noi. Poi, aspettiamoci una stagione lunga, dove non mancheranno le sorprese ma soprattutto le opportunità. E non dimentichiamoci l’importanza di qualificarci per le Final Eight di Coppa Italia, così come di affrontare al meglio l’Eurocup perché la Fortitudo tiene tantissimo all’Europa ed arrivare alle Final Eight di Torino sarebbe qualcosa di speciale. Partiamo con un grande ottimismo, questo sì”. Quali sono stati i criteri di selezione dei nuovi giocatori, dunque? “Il primo passo era cercare un play che avesse la capacità di far giocare la squadra secondo il basket europeo e la forza di esserne il
leader: tutte cose che Huertas ha dimostrato sia l’anno scorso in Spagna che con la Nazionale del Brasile, tanto che non è stato facile battere la concorrenza, per non parlare dell’importanza di avere il passaporto italiano e del fatto che è giovane e con ampi margini di miglioramento. Joseph Forte era il miglior giocatore della nostra squadra, abbiamo deciso subito di tenerlo facendo valere il contratto, e oltre al talento offensivo gli chiederemo di migliorare la difesa lontano dalla palla, mentre sulla palla sa essere efficacissimo. In quanto a Qyntel Woods, non lo ritengo una scommessa ed anzi sottolineo che l’anno scorso all’Olympiacos ha giocato tutta la stagione senza alcun problema. Semmai, il suo limite finora è stato quello di non essere continuo, alternando prestazioni incredibili ad altre anonime, ma se così non fosse sarebbe un All Star nella NBA. Il nostro compito sarà quello di convincerlo a giocare sempre al massimo livello, come sa fare. In quanto alla difesa, oltre ad essere un grande realizzatore sa eccellere a rimbalzo e nei recuperi, tutti numeri che si traducono in difesa. Si è parlato del suo carattere difficile? L’abbiamo anche e proprio per il suo carattere, fosse stato un elemento negativo non lo avremmo firmato a prescindere dal talento. E, il giorno dell’accordo, si è fatto cinque ore di volo per raggiungermi alla summer league di Las Vegas, trasmettendomi tutta la sua voglia di venire a giocare in Fortitudo. In più, ho parlato a lungo di lui con Larry Brown, un coach della NBA per il quale non puoi giocare se non ti sbatti in difesa, e lui me ne ha parlato ottimamente. In più, rispetto all’anno scorso, arriverà con un anno d’esperienza del basket europeo, questo lo renderà ancora più forte”. Si riparte dal talento, insomma. “E’ così, ma preferisco averne in abbondanza, starà a noi darci il giusto equilibrio tra attacco e difesa. Certo, sarebbe stato perfetto avere Basile per questo, ma non potendo prenderlo e non essendoci in giro giocatori del genere, abbiamo sposato questa scelta. Poi, abbiamo pensato a trovare le combinazioni giuste tra i vari giocatori, ad esempio Uros Slokar è un quattro che può combinarsi ottimamente con Mancinelli, sia per le doti di tiratore dalla lunga, sia per il fisico che gli consente di avvicinarsi a canestro. E aspettiamo gli ultimi innesti, per completare la
squadra: abbiamo già fatto le nostre scelte, da un play che porterà tanta applicazione difensiva e difetta solo di esperienza trattandosi di un giovane, ad un lungo che abbini la capacità di giocare dentro l’area con quella di uscire a difendere sui quattro avversari, memori della difficoltà di accoppiarci con Lavrinovic nei playoff con Siena. Inoltre, Zoran sta parlando con Bagaric e, insomma, mi aspetto nei prossimi giorni di avere la squadra fatta, con undici giocatori a cui aggiungeremo uno junior. Dopodiché ci metteremo tanto lavoro e spero solo di avere la squadra il più possibile in salute”.

Categoria: Calcio
 

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