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E’ STATA costruita la Fortitudo che si voleva costruire. E’ questo il messaggio che Gilberto Sacrati spedisce al basket. Fuori da ogni polemica e con le spalle grosse di Zoran Savic a garanzia di una squadra dove le scommesse non mancano: la continuità di Woods, la leadership di Huertas e la solidità di un pacchetto lunghi per buona parte da scoprire, il presidente biancoblù va dritto per la sua strada.
«Ho impostato la società costruendola sul proprio, qui chi rischia è solo Sacrati, e per questo non parlo mai degli altri. Non penso sia il caso di rispondere a ciò che è stato detto nei giorni scorsi, noi abbiamo preso i giocatori voluti, fortemente cercati e portati a casa. Certe affermazioni non so da dove vengano, quello che so è che Koponen non era nei nostri obiettivi. Vogliamo mantenere comunque un profilo basso, rispondendo solo con i fatti».
Dall’altra parte, però, è innegabile che la Virtus sta mettendo pressione alla Fortitudo, il Futurshow Station contro il Parco delle Stelle e il contendersi uno dei pochi un posti che consentiranno di partecipare alla prossima Eurolega. Insomma, oltre ai derby che si giocheranno sul campo, tutta Bologna sta vivendo una sorta di derby a distanza. «Questo mi fa piacere da un certo punto di vista, Bologna è Basket City e merita grande concorrenza nel basket ad alto livello, mentre direi che la pressione noi non la avvertiamo. Siamo partiti con la nostra barca e sappiamo dove vogliamo arrivare, a prescindere se troveremo tempeste o altro».

PER LA VERITÀ questa non è comunque la Fortitudo che il trio delle tre esse Sacrati, Sakota e Savic aveva in testa: all’appello mancano, infatti, Basile e Bagaric. «Conoscevamo la situazione di Basile e ci abbiamo sperato fino all’ultimo. Chi è arrivato ha sopperito al suo mancato arrivo. Sarebbe stato un buon ritorno, ma ha fatto una scelta di famiglia, rimettendoci dal punto di vista cestistico. Anche Bagaric ha fatto le sue scelte, gli avevamo fatto la nostra offerta ma lui ha preferito andare via. Senza rammarico, tra noi c’è grande feeling».
Così facendo però la matrice della Fortitudo si è ancora più americanizzata ed ora esistono praticamente due gruppo quello italiano e quello americano. «Savic, che è sicuramente il nostro miglior acquisto, e Sakota sapranno gestire bene questo gruppo. Oggi ci troviamo di fronte a un mercato in cui è più facile trovare a buon prezzo un giocatore americano piuttosto che un comunitario o un italiano. E’ una squadra con l’età media di 26-27 anni, dove 7-8 giocatori sono maturi ai quali si aggiungono alcuni giovani stranieri che hanno tutte qualità per diventare importanti. Le operazioni sui giovani dimostrano che questa è una squadra che vuole crescere, e noi volevamo che Savic agisse in questa direzione. La Fortitudo dello scudetto era giovane, con Belinelli e Mancinelli. Abbiamo cercato i giocatori giusti, speriamo di averci preso».

RIMANE IL NODO di come recuperare quella forza politica che nei due anni precedenti è stata dissipata come si è visto nei playoff dell’anno scorso. «La forza politica della Fortitudo si vedrà dai fatti, mi auguro quindi che ci faremo rispettare da tutti sia in Italia che in Europa».
Ultima battuta sul Parco delle Stelle che comprenderà il nuovo palazzo dello sport da 15 mila posti. «Nel secondo semestre del 2009 conto di iniziare i lavori, alla fine di quest’anno lo presenteremo, non solo in Italia ma anche all’estero. Lavoriamo per portarlo avanti e per far sì che la Fortitudo si autogestisca e si autofinanzi».
Infine una curiosità: nel ritiro di Folgaria ieri si è presentato anche coach Repesa con la sua Roma, con cui la squadra biancoblù dividerà gli spazi.

Categoria: Calcio
 

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