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Ordine, disciplina, gerarchie precise, cose facili. Dall’aleatorio al certo, dalla “confusione organizzata” all’organizzazione e basta. Eccolo qua, il passaggio da Massimo Galli a Giancarlo Sacco, uomo di polso, uomo sanguigno e “incapace di mediare, ma solo di agire secondo coscienza”, usando le prime dichiarazioni ufficiali del nuovo coach dei Crabs.
Abbronzato, sereno e in tenuta da allenamento, il 51enne pesarese si è “svelato” ieri a taccuini e microfoni dopo la seduta lunga (dalle 11.30 alle 14) dei Granchi al 105 Stadium. Il suo secondo allenamento, dopo quello di martedì pomeriggio, un po’ poco per avere le idee chiare. O forse no.
“Per prima cosa ho stressato Vecchiato, gli assistenti e i giocatori per ottenere il maggior numero di informazioni possibili – dice Sacco – visto che il tempo è tiranno e domenica c’è un derby fondamentale da giocare. Perché Rimini? Perché conosco la società e il suo modo professionale e corretto di lavorare, perché ho voglia di allenare e perché la squadra mi piace. E’ la passione che mi spinge, a questa piazza sono spesso stato accostato ma poi non se n’è mai fatto nulla, adesso mi gioco la mia chance”.
Un entrata in corso d’opera non è mai facile, anche perché i roster si costruiscono in estate e di solito è l’allenatore ad indicare alla società i giocatori giusti per il proprio credo cestistico.
“L’importante è studiare approfonditamente la materia prima, per capirne i punti di forza e i punti deboli. Su queste basi, costruire un basket che sia in grado di sfruttare le qualità possibilmente mascherando le lacune. Nessuna idea preconcetta, solo il profondo rispetto per i giocatori e la richiesta di rispetto totale da parte loro. Non mi interessa l’età, il passaporto, il pedigree: tratto tutti in egual modo, e se qualcuno mi manca di rispetto, io non chiudo gli occhi. Sono uno che ‘rompe’, non lo nego, perché credo che le cose fatte per bene portino ai risultati”.
Un duro, in poche parole. Un lavoratore del parquet, uno che arriva dove c’è un po’ di confusione e cercherà di fare ordine nella scrivania disastrata. Via il triangolo, quindi?
“Conosco bene il triangolo – abbozza una risata – anche perché sono amicissimo di Giampiero Ticchi. Devo capire se i problemi offensivi attuali nascono da un rifiuto del sistema o dal fatto che non è stato metabolizzato, perché necessita di tempo. Non lo toglierò, ma lo modificherò, nel senso che a me piace sapere come andrà a finire un’azione, chi tirerà e chi no a seconda della chiamata. Soprattutto nei finali punto a punto”.
Tradotto, significa costruire dei giochi atti a sfruttare meglio le potenzialità dei 3 tenori – Scarone, Goss e McCray – biancorossi.
“La situazione non è cosi grave, la squadra anche se perde e la gioca con tutti, da fuori ho notato che nei finali di gara manca un po’ di chiarezza: più che lavoro psicologico, credo che in questi casi si debbano fare le cose semplici. Per cui vedremo di fare in modo che i nostri attaccanti migliori si prendano le loro responsabilità senza dover inventare. Goss e Scarone? A seconda dei momenti della partita uno farà il play e l’altro la guardia, ma sarò io a dirlo. Avere due play deve diventare un vantaggio, non un handicap. Le mie squadre difendono duro, sputano sangue e sanno quello che vogliono. Lasciamoci alle spalle il passato e guardiamo avanti con entusiasmo, penso che abbiamo le qualità per giocarcela con tutti e che questo gruppo non valga l’ultimo posto”.

Categoria: Basket
 

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